martedì 17 gennaio 2017

“La fine del Patto sociale”, un link dal Sole 24Ore


La fine del contratto sociale che spiega Trump, Brexit e Marine Le Pen”, dal Il Sole 24Ore

Alcuni passi - ma ve ne son altri d’interessanti - da quest’articolo che Il Sole 24Ore riporta, in realtà è del marxo dell’anno scorso ... 
 




‘L’opzione Brexit è più probabile del suo contrario. L’elettore medio non voterà sulla base di fatti, ma per corroborare il suo diritto di protestare contro l’élite.


Negli Stati Uniti non si tratta di Trump, ma di come nessuno voglia mantenere l’élite politica. Il motto è “tutto fuorché gli elitisti”. Dubito che la Clinton abbia qualche possibilità di conquistare la Casa Bianca, essendo così “vecchio stile” nei confronti del contratto sociale. Si rafforzeranno ovunque estremismi di destra e sinistra – non tanto per il contenuto dei programmi, ma per il semplice fatto di presentare una proposta diversa e lontana dal centro. Uno spettro politico più vasto è un vantaggio: forse potremo finalmente provare a differenziare per argomento, piuttosto che per semplice posizionamento!

Al mercato non piacerà: come anticipato, il prezzo di questa transizione è una sottoperformance di Wall Street, in parte per un effetto di trasferimento di reddito verso Main Street, e in parte a causa della necessità (positiva) di maggiori investimenti.

L’alternativa è un’altra dose dell’insensato stato di emergenza in cui abbiamo vissuto per gli ultimi otto anni.’






mercoledì 4 gennaio 2017

Reminder 1: ‘Sul “Trittico dell’Epifania - L’Adorazione dei Magi” di Jeroen Bosch - Museo del Prado, Madrid’






In relazione al vecchio post (‘Sul “Trittico dell’Epifania - L’Adorazione dei Magi” di Jeroen Bosch - Museo del Prado, Madrid’, su questo blog al link: http://associazione-federicoii.blogspot.it/2016/01/sul-trittico-dellepifania-ladorazione.html), al punto in cui – la parte finale del passo relativo alla nota (3) – si dice che i Magi torneranno (“forse”) ad adorare il falso Messia, l’Anticristo”: qui occorre dire che la leggenda si sarebbe impadronito della figura dei Tre Re Magi, ricollegandone il “lato d’ombra” all’Anticristo, la cui miglior raffigurazione rimane quella di Luca Signorelli nella Cappella di San Brizio del Duomo d’Orvieto (in nota un particolare)[1].
“L’intimismo spirituale di queste opere [qui l’a. citato si riferisce a Botticelli, Perugino e la “Pietà” di Michelangelo]. A Orvieto, nel 1499, viene commissionato a Luca Signorelli il completamento di una cappella del duomo, iniziata cinquant’anni prima dal Beato Angelico ma ancora quasi tutta da fare. Il tema apocalittico, che si sviluppa in scene raffiguranti la Predicazione dell’Anticristo, la Risurrezione dei morti, il Giudizio Universale [che influenzerà, si sa, lo stesso “Giudizio Universale” di Michelangelo della Cappella Sistina] e i Dannati consegnati all’inferno, permette al pittore di evocare la coeva drammatica situazione dell’Italia, dive invasioni, guerre interne e abusi della chiesa sembrano preannunciare la fine del mondo. Commissionata ad appena un anno dalla condanna a morte di Savonarola (arso al rogo a Firenze nel maggio del 1498), la Predicazione dell’Anticristo potrebbe alludere all’accusa d’eresia rivolta al celebre predicatore domenicano, ma è anche possibile che alluda agli eccessi e agli scandali della Roma papale. Le figure concitate a destra e a sinistra dell’Anticristo e il grande tempio sullo sfondo sembrano derivare dall’affresco di Perugino per la Cappella Sistina [voluta da Sisto IV], di diciassette anni prima, la Consegna delle chiavi a San Pietro (che Signorelli conosceva bene, essendo stato anche lui membro del gruppo chiamato a decorare la cappella). Ma al posto dell’ordine sereno del tempo di Sisto IV, qui, in pieno papato Borgia, vediamo un mondo sull’orlo del baratro e una chiesa affascinata dal delegato di Satana. Era la fine di un’epoca”[2].
Se uno volesse porre una data della fine – chiaramente symbolica – del Medioevo, sarebbe il 1498 e non il 1492, in quanto termina l’uso medioevale del parlar chiaro, dell’attacco diretto anche ai pontefici: d’allora in poi, in nome della famosa “libertà dei moderni”, la libertà diminuì e regimi sempre più accentrati, anche per far fronte alla crisi, presero forma. Tra l’altro, vi è la “Salita dei Borgia” a Roma e porta vicino a San Pietro in Vincoli, dov’è la tomba di Giulio II Della Rovere, con il “Mosè” di Michelangelo. La Salita dei Borgia, tra l’altro luogo di leggende popolari[3], facendola in senso discendente (in senso ascendente porta alla piazza antistante San Pietro in Vincoli, appunto), porta ad una via che. Svoltando a destra per prendere la fermata “Cavour” della metro B di Roma, si giunge ad un posto molto famoso ultimamente: la “Subburra”, con in un lato lo stemma proprio di Alessandro VI Borgia, e la scritta “Subura”, con una “ere”.





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Copertina di un libro di venti anni fa, relativo ai Re Magi:
M. Centini, La vera storia dei Re Magi. Dall’Oriente alla ricerca del Re Bambino, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (AL) 1997.






Ivi, pp. 60-61, sulla vexata quaestio
del Mons Victorialis.



Ivi, pp. 62-63, sempre sulla stessa quaestio.



Sempre di vent’anni fa, ricorderei quest’altro testo, soprattutto dove parla della “peste spirituale”che “infetterà l’Europa” e ricorda qualche passo dell’articolo “Sul significato delle feste carnevalesche” di Guénon (oggi cap. XXI di R. Guénon, Simboli della scienza sacra, Adelphi Edizioni, Milano 1975, pp. 132-135, ripubblicato nella collezione “Gli Adelphi” (quarta edizione) sempre vent’anni fa, nel 1997):
G. Meyrink, Il Domenicano bianco, Tre Editori, Roma 1997. 
Qui si parla di “larve” – come Guénon nell’articolo già citato – ed è interessante che in “Gremlins 2. La nuova stirpe”, di Joe Dante, del 1990, l’imprenditore della “torre” sia Daniel Clamp, chiaro riferimento a Donald Trump, oggi presidente degli USA. Una serie di “larve”, per l’appunto, invade N. Y. City, salvata da Clamp alias Trump. L’humour del film è quasi una parodia, a differenza da “Gremlins”, il primo della serie (sembra dovesse essercene un terzo episodio, ma che non ha mai visto la luce), ma le “larve” sottili sono ben meno “parodiche” di quel che quel vecchio film faceva intendere. Diciamo che rifletteva un’età meno cupa …

Copertina edizione di Simboli della scienza sacra ne “Gli Adelphi”, vent’anni fa: 




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Un testo dell’anno scorso, interessante – che traduce in italiano due racconti di London per l’anniversario (passato sotto silenzio) della scomparsa, 1916), rispettivamente del 1912, il primo, e del 1910, il secondo, è:
J. London, La peste scarlatta, Edizioni di AR, Padova 2016.
Nel primo racconto (“La peste scarlatta”, che dà il nome a tutto il libretto) s’immagina una malattia che, nel 2073, pone termine alla civiltà come la conosciamo e pochi salvano qualcosa della precedente civiltà, mentre il grosso dei sopravvissuti regredisce ad uno stato selvaggio così come la stessa natura. Interessante l’immagine della società poco prima della “fine”, dominata da un’aristocrazia del denaro composta di “magnati”: diciamo che ciò era visibilissimo all’epoca di London, nei primi decenni del XX secolo, poi si è mascherato, per esplodere poi all’inizio del XXI secolo, che si dimostra ben più l’anagramma del XIX che il superamento dei problemi del XX. Il “governo dell’1%” di Trump non è altro che la piena emersione di tutto ciò. L’1% dimostra di saper ascoltare i lamenti delle classi medie impoverite e della classe operaia divenuta marginale ben più di ogni “sinistra” di “sinistrati” mentali, ormai fuori del mondo e che non capiscono nulla essendosi allineati sul neoliberismo ma mai immaginando che gli stessi neoliberisti potessero dar loro il ben servito qualora n fossero più utili. L’1% sa dare latorem et circenses, a variante attuale del classico panem et circenses … E lo sa dare sul serio, ma lo scopo è mantenere il consenso attorno all’1% …
Il secondo racconto, invece, è notevole: vi s’immagina la Cina divenuta potente, e in un anno non casuale, il 1976 – tra l’altro, anno della scomparsa di Mao Zedong [Tse-tung], altro anniversario passato sotto silenzio -, la tensione fra Cina e resto del mondo raggiunge un livello estremo. London immaginava due cose: che l’Impero cinese restasse in piedi, e fosse occidentalizzata sull’esempio del Giappone, come poi non è stato, e il percorso è stato tortuoso perché ciò accadesse[4]. Tuttavia, l’esecutore testamentario di quelle cose è stato . in un contesto ed in un’epoca radicalmente differenti – Deng Xiaoping, tra l’altro del Sichuan[5].
Un passo dal detto libro di London parrebbe essere stato preveggente: “La rapida e notevole ascesa della Cina fu conseguenza, forse più di ogni altro fattore, della qualità eccellente della sua forza-lavoro. Il cinese era il tipo perfetto del lavoratore industriale e lo era da sempre. Quanto alla pura e semplice capacità lavorativa nessun altro lavoratore al mondo poteva stargli alla pari. Il lavoro era l’aria che respirava. Per lui era l’equivalente di ciò che, per altri popoli, rappresentavano i viaggi e i combattimenti in terre remote e l’avventura spirituale. La coltivazione della terra e il lavoro incessante erano tutto ciò che egli chiedeva dalla vita e dalle potenze che ne avevano il controllo. E il risveglio della Cina aveva consentito alla sua enorme popolazione di poter disporre senza limiti di mezzi di produzione, anche di quelli più avanzati e scientifici. La Cina era ringiovanita! Ancora un passo e sarebbe divenuta incontrollabile” (J. London, La peste scarlatta, cit., p. 83, corsivi miei).











[1]  Cfr. https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/2014/09/24/particolare-link-da-un-blog-il-diavolo-sussurra-nellorecchio-dellanticristo-le-parole-che-daranno-inizio-allesplosione-del-mondo/.

[2]  T. Verdon, Breve storia dell’arte cristiana, Editrice Queriniana, Brescia 2012, pp. 157-158, corsivi in originale.

[3]  Cfr. http://www.prolocoroma.it/salita-dei-borgia-luogo-di-leggende-popolari/.

[4]  Cfr. J. Chesneaux, La Cina contemporanea. Storia documentaria dal 1898 ai nostri giorni, Laterza, Roma-Bari 1975, vol. I, Parte prima: “Esiste per la Cina una ‘via giapponese’?”, pp. 2-92. Ovviamente, la Cina “contemporanea” di ben quarantadue anni fa non è certo più la Cina contemporanea di oggi …

[5]  Cfr. ivi, vol. I, Parte prima, cap. 11: “Cospiratori del Sichuan verso la fine dell’Impero”, pp. 87-92.
Copertina del libro appena citato: 










giovedì 22 dicembre 2016

666 ovvero Lo “Stigma” – ma **NON** “TÔN MARTYRÔN” - **NON** “STIGMATA MARTYRUM”




666 ovvero Lo “Stigma” – ma **non** “Tôn Martyrôn” - **non** “Stigmata Martyrum





Roma non è solo il Colosseo, ma vi è molto altro ancora. Per esempio, il Museo – piccolo ma l’insieme però è molto evocativo – del Circo Massimo[1]. Tra l’altro, l’incendio di Roma iniziò proprio dal Circo Massimo.

Infine – last but not least – occorre sottolineare che, se il Colosseo può arrivare ad una capienza di circa 50.000 persone, il Circo Massimo può giungere fino a 250.000, ben cinque volte di più … E, inoltre, va sottolineato un punto cui si pensa raramente: cioè che, sebbene i ludi gladiatorii fossero stati condannati dal Cristianesimo, ciò non accadde per le corse di cavalli che si facevano al Circo Massimo, tant’è che Costantinopoli, la Seconda Roma, non solo fu costruita su sette colli, ma ebbe anche un Ippodromo con le note squadre identificate per colore, a Costantinopoli ridottesi da quattro a due, i Verdi e gli Azzurri Verdi ed Azzurri si lottavano duramente, ed ebbero un ruolo importantissimo nella “Rivolta di Nika”[2], che mise in serio pericolo il trono di Giustiniano.

E così, mi è capitato recentemente (il 21) di aver del tempo e conseguentemente, di poter andare – complice una bella giornata invernale, dove Roma è molto meglio visitabile che le troppo calde giornate d’estate – di vedere il Museo dei “Fora Imperialia” et Mercati di Traiano. 
Davvero merita, e si situa fra le tante cose meno considerate di Roma (per esempio il Museo al Palazzo Massimo vicino alla Stazione Termini, appena scesi dal treno, dove si possono vedere statuarie che ricordano l’importantissimo Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fra le quali la famosa statua di Augusto come Pontifex Maximus).

Con una veduta, incomparabile, sulla Via dei Fori Imperiali, vi è la Sala in cui si parla dello “stigma” e si fa il nome non di Domiziano – come vuole la più parte degli interpreti dell’ Apocalisse di Giovanni -, ma di Caracalla[3]. Significativamente, fu questo l’imperatore che estese la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’Impero stesso, ma fu lo stesso imperatore che perseguì chi non partecipava al culto imperiale. 

Vi si dice – nella Sala museale detta - che però ebbe grossi problemi con gli schiavi e che, con una legge, perseguitò duramente chi gli si opponesse (per questo fu molto impopolare fra i Romani), statuendo un uso già presente: quello dello “stigma”, per l’appunto. Chiunque gli si fosse opposto – e non solo gli schiavi fuggitivi ripresi – stabilì che fosse “stigmatizzato”, che cioè un “segno” (stigma) fosse impresso sulla sua testa

Suona familiare? …


Qui è l’origine  del “marchio della Bestia” – stigma significando marchio, per l’esattezza – di cui parlava l’ Apocalisse di Giovanni. E qui è l’origine dell’espressione “stigmata martyrum”, in quanto – ed è decisivo – Caracalla perseguitò anche chi si opponeva al suo “culto imperiale”. Ovviamente, i cristiani si rifiutavano di partecipare a tal culto (tra l’altro, Caracalla fu Pontifex Maximus dal 211).


Il che spiega molte cose. 
Questa è l’origine dell’espressione giovannea, e non può esser fatta risalire a Domiziano, come spesso si legge, e neppure a Nerone. 

Da lì in poi, si ebbe la diffusione di questo “signum” che l’ Apocalisse di Giovanni estende alla testa – com’era in uso in quei tempi – e alla mano. Il “marchio” della Bestia può infatti esser posto sulla testa o sulla mano, cosa evidentemente “symbolica”, senz’alcun dubbio.

La relazione tra l’estensione della cittadinanza a tutti i liberi e l’unificazione religiosa intorno al culto imperiale è diretta e viene spesso sottovalutata, ma non da Mazzarino: “Nel 212, dando la cittadinanza a tutti gli abitanti delle province (a esclusione dei dedidicii [corsivo in originale]), egli [Caracalla] dichiarava di voler unificare sul piano religioso i culti provinciali e dello stato[4]. Di tale “unificazione”, il culto imperiale fu strumento di grande importanza, anche questo fatto è spesso trascurato da molti osservatori.


NB: la forma “martyrôn” (genitivo plurale) ricorre 4 volte nel NT[5]



Altra osservazione, interessantissima - sempre dal Museo dei Fori e del Mercato di Traiano -, sono i frammenti delle statue di Daci un tempo adornanti il Mercato traianeo, ed oggi poste sul piano giù, quello di calpestìo in antico, il quale piano si trova oggi al di sotto del piano di calpestìo attuale, moderno cioè. 
Vi si vede un nobile dacio con il berretto frigio, sì, quello reso famoso dalla Rivoluzione francese, e che era legato alculto mitriaco, al quale taluni - errando, a mio avviso, in quanto abbiamo solo delle influenze - voglion vedere l’origine dello yezidismo. In antico, tal berretto era detto pileus. Tal berretto era portato solo dai nobili daci. 


Andrea A. Ianniello












[1] Nella loro forma precedente – l’attuale è quella fatta costruire da Traiano più alcune aggiunte: “Dopo un grave incendio sotto Domiziano, la ricostruzione, probabilmente già iniziata sotto questo imperatore, venne completata da Traiano nel 103:[6] a quest’epoca risalgono la maggior parte dei resti conservatisi. Sono ricordati ancora restauri sotto Antonino Pio, Caracalla e Costantino I. Il circo rimase in efficienza fino alle ultime gare organizzate da Totila nel 549” (da: https://it.wikipedia.org/wiki/Circo_Massimo).

[2] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_Nika. ‘A causa della iniziale politica lassista di Giustiniano le fazioni avevano acquisito una totale impunità. Anche i Verdi, che, a differenza degli Azzurri, compivano pure delitti e vendette personali e non solo azioni delittuose di gruppo, non venivano mai perseguiti. Questi estremisti (che appartenevano alla fazione degli Azzurri) avevano preso a devastare la città, distinguendosi anche nell’abbigliamento e nell’aspetto esteriore. Essi portavano i capelli tagliati alla maniera dei barbari, con la frangia sulla fronte, le tempie rasate e la chioma lunga sulla nuca “alla Unna”, come si diceva, o anche, abbandonata la consuetudine romana, tenevano barba e baffi alla maniera persiana. Anche gli abiti erano diversi da quelli consueti: avevano le maniche serrate sul polso e rigonfie sulle spalle. Questi teppisti ante litteram avevano preso l’abitudine di girare armati, con gli stili a doppio taglio legati alla gamba ed altre armi occultate nei mantelli. Così attrezzati, dopo aver adempiuto al loro “compito” di tifosi, la notte, (è sempre Procopio a riferircelo nella sua Historia Arcana), si riunivano in bande e percorrevano strade e vicoli della città rapinando chi incontravano e talora uccidendo chi temevano li potesse denunziare. Vista l’impunità degli Azzurri, appoggiati dalla coppia imperiale, anche molti Verdi avevano cambiato bandiera. Intanto tra le due fazioni gli omicidi si moltiplicavano, soprattutto a danno dei Verdi’ (ivi). Va segnalato, la pagina Internet appena citata non lo menziona, il ruolo sia di Belisario (https://it.wikipedia.org/wiki/Belisario), sia di Mundzuc, figlio di Attila: eh sì, per uno di quei paradossi che la storia spesso presenta, il promotore della salvezza del diritto romano, Giustiniano – con il suo Corpus Iuris Civilis – no avrebbe mai potuto portare a termine il suo “compito di una vita” senza l’aiuto del figlio di uno dei principali nemici di Roma, Attila, nome che significa “piccolo padre” in goto.

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Caracalla.

[4] S. Mazzarino, La fine del mondo antico. Le cause della caduta dell’Impero romano, Bollati Boringhieri, Torino 2008, p. 163, corsivi miei.  

[5] Cfr. http://biblehub.com/greek/marturo_n_3140.htm. Interessante, tra l’altro, sia citato in Ap. 22, 20. Interessante, a tal proposito, anche il vs. Ap. 17, 6





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Addendum (dell’11 gennaio)


Di fronte, lontano, ci sta Santa Maria Maggiore sull’Esquilino, molto bella, e l’Esquilino era la zona dove nell’epoca byzantina vi era molto gente dall’Oriente. 


Via Sant’Agata de’ Goti - procedendo sulla strada - 

Procedendo sulla strada verso l’Esquilino, s’incontra la 
Via Panisperna, sì, quella dei “Ragazzi di 
Via Panisperna”, quelli di Fermi. 
Interessante sottolineare come l’ “età nucleare” sia nata qui, 
da questa piccola strada di Roma ... 

Scendendo da Via Panisperna s’incontra, a 90°, la Via dei Serpenti, 
e si svolta a destra. 

Di nuovo Via dei Serpenti, con il Colosseo in lontanza. 
Prima della Via per il Colosseo s’incontra Via Cavour. 
Ancora Via dei Serpenti.

Si procede fino a Santa Maria de' Monti, siamo infatti 
nello storico Rione Monti 
Eccola vista con il Colosseo alle spalle. Ka Via Leonina è sulla destra appena prima, ma, venendo 
da Via dei Serpenti è sulla sinistra, ma sempre appena 
dopo Santa Maria dei Monti.

Questa è Via Leonina con la fermata metro B Cavour sullo sfondo. 

Ed ecco la Salita dei Borgia, cui si arriva procedendo sulla Via Leonina, 
la prima salita a destra.

La Salita dei Borgia vera e propria, oltre la strada (Via Cavour) vi è Via San Francesco di Paola. 

Alal fine di quest’ultima vi è Piazza San Pietro in Vincoli, 
con la Chiesa di San Pietro in Vincoli, al cui interno vi è 
il “Mosè” di Michelangelo nella Tomba di Giulio II. 
Le ipotesi di A, Forcellino non son campate per aria, sia detto epr inciso. Ed ecco una foto del “Mosè”, con una luce 
piuttosto scura ahinoi. 

 Ora riscendiamo per Via San Francesco di Paola e, poi, 
scendiamo per la Salita dei Borgia, svoltiamo ancor a destra, 
e riprendiamo da qui la Via Leonina. 

Si arriverà a Piazza della Suburra, sì, la “Subburra”, il quartiere Monti un tempo era un quartiere popolare, che porta allex quartiere di stranieri orientali del Tardo Impero Romano e dell’epoca byzantina di Roma (eh sì, c’è stata ...). 


Lì, in Piazza della Suburra, con a sinistra la fermata Cavour della Metro B, si legge lantico nome di 
“Subura”, con una “ere”, e il simbolo di Alessandro VI Borgia, 
oui, lui même, richiamato dal nome di Salita dei Borgia, 
non dunque a caso ....