mercoledì 25 settembre 2013

Immagine di Monte Cassino

In relazione ad un precedente post (“Le infinite sfumature dell’Alba”, link dal Monastero di Montecassino ), ecco una interessante Immagine di Montecassino, b/n

Fonte questo post online: Montecassino Abbey

Segnlazione, Erchemperto (di Conca Campania)

ERCHEMPERTO - STORIA DEI LONGOBARDI (SEC. IX). A Cura di Arturo Carucci, Postfazione di Claudio Azzara, Editore: Edizioni Ripostes, Salerno, 2003. 

La molto meno nota Storia dei Longobardi di Erchemperto. 

 

Scampoli del mondo “mythico”, di prima della storia

In questo video vi sono Scampoli del mondo “mythico”, di prima della storia, come la “figlia di re barbari”, di cui in “Elpidio Jenco e il Giappone” - Segnalazione Volume degli ATTI - Convegno sul Giappone, Napoli 2012, seconda parte del link citato. 

Il video è tratto da Bruno Coulais - Himalaya - .  

Sappiamo che è arci-finita, e non ne son parte di quel mondo, ma lo capisco e mi fanno ridere i new-agers, farne parte significava esserne pronti a pagare il prezzo. Quel che fu perso non si può recuperare con il solo desiderio umano. Forse in quelle epoche, in quei luoghi, pagare quel prezzo pareva buono. Poi venne il dubbio, il logos, e il mondo mythico pian piano recedette. Fino a restringersi in quelle poche zone delle Americhe o della stessa Asia. La parola era potente, significava e muoveva, questo è il mythico, che oggi frange la coltre della storia in rari momenti, e non è il mitizzante dei mass-media, mentre la storia stessa si va inabissando come una nave fantasma, priva di guida, in paludi perse chissà dove.


I viaggi li vedrei di due tipi fondamentali. Uno, quelli all’esterno dei grandi muri d’idee. Due, quelli con perforazione o salto dei muri d'idee ... I viaggi del secondo tipo portano sempre ad esperienze mentali e spirituali stimolanti, piene di suggestione. [...] In un viaggio del secondo tipo potrà capitare che tu resti sotto lo stesso cielo e nello stesso clima di casa (come avviene a chi passa da Salonicco ad Istanbul, o da Lahore ad Agra), può darsi che la gente non cambi notevolmente d’aspetto fisico (come scopre chi naviga, per esempio, da Trapani a Tunisi), può darsi che i sistemi di governo siano simili, può anche avvenire di parlare la medesima lingua (come nota chi vola da Mosca a Samarcanda, o chi segue una carovana da Skardu a Leh), eppure ben presto noterai qualcosa nell’aria che ti farà concludere d’aver varcato uno di quei confini tra gli uomini oltre il quale cessano le variazioni quantitative e s’instaura un salto qualitativo. (Da Paropàmiso)” Fonte: Fosco Maraini - Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà. -



“Esclamare. ‘Adesso entro nel regno di Cristo’, ‘Adesso sono nel regno di Allah’, ‘Eccoci nel regno di Buddha’, non significa affatto dilettarsi di battute umoristiche. Significa dar contezza d’alcuni fatti centrali, nucleari, basilari delle società umane. A Roma siamo nel regno di Cristo, a Lhasa in quello del Buddha, alla Mecca in quello d’Allah, non perché queste diverse Persone vi risiedono come degli stragrandi baroni dell’invisibile, ma perché l’uomo ha pervaso di queste sue Letture del Mistero ogni aspetto d’un suo secolare e grandioso operare civile. […] E qui avevamo passato la dogana del bosco, coi timbri invisibili della borraccina e delle felci; eravamo nel territorio degli dèi Cafiri! Quanto sottile poesia in questi miseri, oscuri, moribondi dèi sopravvissuti dalle più remote catacombe del passato, dèi incrostati ed impagliati di paure primordiali, da speranze elementari” (F. Maraini, Gli ultimi pagani, Red edizioni, Como 1997, pp. 135-136). Il culto era fatto con prodotti del latte di capra, e dunque l’odore non era dei migliori... Quanto dei nostri “animalisti” o cianciatori di “paganesimo” davvero si rendono conto che il rito comportava l’uccisione di animali? Che però in quelle epoche e dovunque si sia mantenuto lo scampolo di quelle mentalità, in quelle epoche il sacrificio animale aveva un altro significato, che per noi si è irrimediabilmente perso. In altre parole, quel che è cambiato è stato - fu - il significato dell’atto, alla fin fine i macelli ci sono anche oggi.


“Dirò subito che la religione dei Cafiri è poco conosciuta. Probabilmente si trova in uno stato di degradazione, di disfacimento finale, e si presenta quindi come una realtà non solo complessa, ma confusa. Nella nostra breve visita ho avuto l’impressione che i Cafiri stessi abbiano perso in gran parte ormai il contatto con le forze spirituali della loro fede, ripiegandosi sugli elementi d’un superstizioso magismo contadino e pastorale. Nel quadro nebuloso di babuk, shawan, fate, demoni santi, vaghe potenze affacciate dagli orli del nulla, vi sono tuttavia, almeno nella Valle di Bamboret, due personalità divine che godono d’un particolare risalto: Mahandeo e Jestak. Mahandeo ha carattere nettamente virile e guerriero, è il protettore della stirpe, del villaggio, della terra cafira, della caccia, delle greggi […]. Jestak invece ha personalità femminile, e presiede a tutto ciò che riguarda l’abitazione, la famiglia, gli eventi biologici della vita individuale: la gravidanza, la nascita, i bambini, la casa, l’amore, il matrimonio, la malattia e, infine, la morte” (ibid., p. 148). 

“Atto fondamentale del culto è il sacrificio d’animali domestici. Un tempo, nelle occasioni solenni, s’immolavano decine e decine di buoi; le feste allora erano spaventose ecatombi. Oggi, al massimo si sgozzano alcune povere capre. Per compiere un sacrificio viene acceso prima di tutto un fuoco dinnanzi al luogo dove risiede la divinità. Sulle fiamme bruciano alcuni rami del sacro ginepro […]. Poi l’animale viene sgozzato e il suo sangue viene gettato sull’ara, spesso insieme al latte o al caglio. […] Ogni cerimonia religiosa importante viene solennizzata con danze e con canti ritmati al battito di tamburo. Come abbiamo visto, vi son due grandi feste annuali: il Chowmas, che ha luogo al solstizio d’inverno, poco prima di Natale, e il Jyoshi che si svolge per tre giorni in primavera, alla metà di maggio. […] Un’idea importantissima, che appare in tutte le manifestazioni della religione cafira, è quella di purità rituale. Ho già ricordato gli importanti tabù che riguardano uno spazio della cucina […]. La casa cafira, e i suoi immediati dintorni, sono cosparsi di questi tabù, come i nostri centri cittadini sono cosparsi di sensi unici, soste vietate e circolazioni rotatorie. Vi sono luoghi puri e luoghi impuri, come vi sono persone in stato di purità e altre in stato d’impurità rituale. Ogni contatto tra i due regimi costituisce infrazione, spesso vero peccato, e richiede sacrifici, talvolta assai costosi, perché venga ristabilito l’ordine sacro” (ibid., pp. 149-150).

Suona familiare a qualcosa? A qualcosa che credo abbiamo sentito anche altrove...

Interessante il duplice lato del paganesimo”, ci cui si dice ne Il tortano. Il pane benedetto nel territorio tifatino tra storia, religione e folklore, Vozza Editore, 2013, secondo breve studio per la precisione, e qui rappresentato dalla dualità di Mahandeo e Jestak.
Dico dualità, e non dualismo, perché i due - ovvero i suddetti Mahandeo e Jestak -  sono complementari



venerdì 6 settembre 2013

Immagine di arte animalistica dacia

Immagine di arte animalistica dacia, dal sito “Tutto l’oro della Dacia”


In relazione al post precedente, immagine...

In relazione al post precedente, immagine del Nazismo


In relazione al post precedente, una rappresentazione più tradizionale...

In relazione al post precedente, una rappresentazione più tradizionale della Testa di Medusa
 

“Lo sguardo della Gorgone”, libro dedicato alle “Immagini dal Museo Provinciale Campano di Capua”

- LA TESTA DELLA MEDUSA SCACCIA LA MEDUSA  -

Recentemente è stato pubblicato Lo sguardo della Gorgone. Immagini dal Museo Provinciale Campano di Capua, Claudio Grenzi Editore 2012, fotografie di Luigi Spina, Introduzione di Maria Luisa Nava, con contributi della Provincia di Caserta edella Vincenzo Modugno srl., Capua. 

Le foto sono molto ben fatte, ed il libro inizia con le foto del Gorgoneion che era l’antefissa che aveva funzione apotropaica, ovvero doveva allontanare o annullare gli influssi maligni, simbolizzati di solito esattamente da ciò che l’antefissa effigiava.
In altre parole, la Faccia della Medusa scacciava la Medusa stessa. 
Ed i suoi malefici influssi astrali... 

Dopo questo primo capitolo, vi ne sono altri, come Capua altera Roma, ma, soprattutto, quelli relativi al Medioevo, che entrano direttamente in relazione con l’argomento di questo blog. 
E sono: Da Capua antica alla Nuova, p. 111 e sgg., che presenta uno splendido Frammento di pluteo in marmo raffigurante Giona, dei secoli X-XI. Giona era fondamentale nel Medioevo come simbolo della resurrezione. E poi vi è il capitolo: la Maestà di Federico, p. 117 e sgg., ovvero dedicato a Federico II di Svevia.E dunque entra in relazione con questo blog. 
Sono particolari dei resti di quel Arco di Trionfo che Federico II fece costruire a Capua, negli anni 1234-1239. Si tratta del busto di Pier delle Vigne, ricordato nel Canto XIII, vv. 55-78, della Commedia dantesca, due antefisse dallo stesso Arco, infine la testa di Zeus Silvano sempre dallo stesso Arco di Trionfo. Questo fatto dimostra come fonti classiche fossero mescolate ad altre nell’Arco di Trionfo federiciano. Zeus ha senso perché la Giustizia era adorata da Federico e Giove è il protettore delle Leggi giuste. 

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Una serie di fonti online sulle Gorgone/Medusa


“Gorgoneion” -- “Nell’antica Grecia, il gorgoneion (greco: Γοργόνειον) era, in origine, un pendente orrorifico apotropaico che rappresentava la testa di una Gorgone. Il gorgoneion è associato sia a Zeus che ad Atena, che secondo il mito lo hanno entrambi indossato come pendente. Era anche frequentemente presente sulle egide reali, come esemplifica il Cammeo Gonzaga.” (ibid.) 

La Gorgone - o Medusa - è legata all’ Anfisbena -- Anfisbena di rosso 

“GORGONE”, Enciclopedia Italiana (1933) 

La più pericolosa stella dello Zodiaco al 29° (grado “anaretico”) del segno zodiacale del Toro: La Caput Medusæ, o “Algol”, corruzione di al-Ghûl, lo Spettro, donde i Nazgûl di Tolkien, i “Nove Spettri”: “Fixed Star Algol”

Il suo impietramento, come ricorda quest’ultimo articolo appena citato, è quello della Grande Prostituta di “Babilonia” dell’ Apocalisse di Giovanni. E’ anche un libro: John Symonds, “Medusa’s Head: or, Conversations Between Aleister Crowley and Adolf Hitler”

Hitler: “And are you an angel of darkness?” Crowley: “You’ll find out in good time all about me. For the present, I’ll say this: if I were an angel of light, you wouldn’t want to know me.”  Da: “Aleister Crowley—The “Greatest” Magician of the 20th Century?”

Marco Pasi, “Aleister Crowley e la Tentazione della Politica”

Damon Berry, “White Blood”, giugno 2006

“ALGOL”, Constellation of Words website

“Il tocco della medusa”, con Richard Burton (1978)


Foto “The Medusa Touch”


“Il Tocco della Medusa”


“Il Tocco della Medusa” 2


“Il Tocco della Medusa” 3


“Il Tocco della Medusa” 4


“Il Tocco della Medusa” 5


“Il Tocco della Medusa” 6


“Il Tocco della Medusa” 7


“Il Tocco della Medusa” 8


“Il Tocco della Medusa” 9


“Il Tocco della Medusa” 10


Il modello dell’aereo che si abbatte su di un grattacielo ne “Il Tocco della Medusa” (1978), con Richard Burton


‘The medusa touch’ (1978) - quando lui fa cadere un aereo su di un grattacielo - 
Lo vidi anni prima, per caso, una notte tardi, su di una piccola emittente privata, e poi dopo l’11 Settembre...  

Film of Telekinesis in ‘The Medusa Touch’ Richard Burton 1978 ITC Lino Ventura

“I will bring the whole edifice down on their unworthy heads” 
‘The Medusa Touch’ (cathedral collapse)  
‘The Medusa Touch’ soundtrack by Michael J. Lewis  

Giusto per porre una musica meno “inquietante”: ‘My Name is Nobody’ -- Ennio Morricone (diciamo un’Italia meno sconquassata dal mito della ricchezza facile, ed anche il “canto del cigno” del genere “spaghetti western”) 
 
 


“Le infinite sfumature dell’Alba”, link dal Monastero di Montecassino


“Elpidio Jenco e il Giappone” - Segnalazione Volume degli ATTI - Convegno sul Giappone, Napoli 2012

Nel ringraziare i proff. G. Amitrano e Silvana De Maio per il vol. degli ATTI “Nuove Prospettive di ricerca sul Giappone”, in collaborazione tra l’AISUGIA (Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi e Istituto Universitario Orientale di Napoli), Napoli 2012, si segnala questo articolo su Elpidio Jenco: Adolfo Tamburello, L’incontro col Giappone del mondo letterario napoletano, ibid., pp. 19-37. Jenco vi è citato a p. 30.

Personalmente mi capitò di segnalare l’interesse di Jenco per il Giappone quando Maraini era ancora in vita, citando Gaetano Andrisani, Diario casertano. Persone e vicende, Quaderni della “Gazzetta di Gaeta”, Gaeta 1994, in due articoli: A Viareggio per Jenco, pp. 258-263, e La formazione di Jenco, pp. 264-282, articolo molto approfondito su Jenco, che è quello in cui palra della influenza della poesia nipponica su Jenco stesso. Jenco è citato in Diario casertano. Persone e vicende perché nativo di Capodrise, provincia di Caserta. 

Su Elpidio Jenco, cfr.: JENCO, Elpidio Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004) -. Vi si dice: “Determinante per la sua [di Jenco] formazione poetica fu, come si è già accennato, la collaborazione con La Diana, fondata a Napoli da G. Martone nel 1915, dove apparivano le firme di personalità quali F. De Pisis, A. Onofri, E. Pea, C. Carrà, A. Savinio, Ungaretti, C. Govoni, L. Fiumi; i frequenti contatti con la redazione fecero sì che lo J. potesse ampliare i suoi orizzonti culturali in anni in cui la poesia italiana si apprestava a radicali innovazioni. La Diana [rivista], infatti, si faceva promotrice di una poesia libera dalle tradizionali costrizioni retoriche e svincolata dal realismo, contribuendo a creare l'humus ideale per la nascita dell'ermetismo; nella medesima prospettiva vanno inquadrati gli ampi spazi dedicati alla diffusione della lirica giapponese, tanto cara allo Jenco.” (Sempre dal link appena citato, cioè JENCO, Elpidio Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004) -.

Tra l’altro, a Jenco han dedicato un Teatro a Viareggio: Teatro Jenco, via E. Menini, 51 - Viareggio.

L’AISUGIA è stata fondata dal compianto prof. Fosco Maraini, di cui ricordo con molto piacere il vol. Paropàmiso, che trovai per caso ad Arezzo in agosto in una sorta di fiera popolare, edizione originale, che conteneva quel resoconto del suo viaggio tra i Kàfiri del Kafiristàn, appunto, dove kâfir” significa infedele in arabo, ovvero, in altre parole: si trattava di pagani. E questo suo viaggio è ripreso in F. Maraini, Gli Ultimi Pagani. Appunti di viaggio di un etnologo poeta, BUR Rizzoli, Milano 2001. Mi ritrovavo in saccocia esattamente quaranta euro e... le spesi tutte e subito: follie di bibliofili. Lo so, è difficile capire... Magari non mangiano ma spendono tutto. Il punto è che a “magna” ci si rifa’, ritrovare un esemplare originario non capita tutto i dì, diciamo così, per dire...

Segnalo inoltre questo altro articolo davvero molto interessante, semrpe dal detto volume degli ATTI: Shindô Masahiro, Semiologia della letteratura gourmet. L’Italia vista, mangiata e bevuta dai giapponesi, pp. 1-17. 

Tornando a Maraini, lo scritto sul Kafiristàn è semplicemente  straordinario: si tratta di relitti di “paganesimo” indoeuropeo, in stato sì di grave degenerescenza, e tuttavia presentanti relitti di divinità tipicamente indoeuropei, nell’attuale Afghanistàn. E Maraini usava  non caso termini squisitamente longobardi: fara, arimanni, eccetera eccetera. 

Beh trovare un qualcosa del genere nel cuore dell’Asia del XX° secolo ha dell’incredibile... Notevole la “figlia di re barbari”, questa figura che parrebbe uscita da un libro di Kipling, quello da cui fu tratto il film: “L’uomo che volle farsi re (film)”. 
Chi ha letto il libro, sa di cosa parlo. 
Ricordo poi, in Paropàmiso, come Maraini ricordasse Paolo Avitabile, strana figura di avventuriero agerolese [*], che fece fortuna in Afghanistàn con metodi diciamo brutali ma molto efficaci (cfr.: Paolo Avitabile). 


[*] Si legge spesso napoletano, e non agerolese: in quell’epoca napoletano non voleva dire, come oggi, della città di Napoli, ma del Regno di Napoli o delle Due Sicilie. Più anticamente, nel Primo Medioevo, si legge di “longobardo” che avrebbe dato una grossa mano divulgando un certo metodo bellico. Beh, voleva dire che era del Principato di Benevento. I nomi cambiano ciò cui si riferiscono, nel corso delle varie epoche.