mercoledì 11 febbraio 2015

“Apocalisse”, cap. 16, vs. 12 - L’Eufrate, l’Iraq (e le Sette torri) -

Ben si sa quanto le Chiese abbian sempre “disinnescato” l’ Apocalisse di Giovanni, per le sue potenzialmente pericolose applicazioni, una volta che il Cristianesimo era divenuto religione dominante l’Occidente e, dunque, non poteva più tollerare posizioni potenzialmente “rivoluzionarie”. Di qui le interpretazioni dell’ Apocalisse di Giovanni come di un libro non di “sciagure”, ma come un messaggio, come lor dicono, di “ottimismo”. Tuttavia, l’ Apocalisse di Giovanni è un libro di sciagure, ma il più giudaizzante libro del Nuovo Testamento appartiene pienamente all’ambito detto “apocalittico”: l’apocalittica era quel genere letterario che ci parla esattamente dei disastri nati dal fatto che la storia è crescentemente dominata da potenze anti-divine. Tali forze anti-divine (demoniache) “alla fine” saranno sconfitte. Si tratta di ciò che Tolkien avrebbe chiamato una “eu-catastrofe”: catastrofe, blocco improvviso di un processo in atto ma verso il male; eu-catastrofe è una catastrofe in positivo. Il male pare averla quasi vinta, ma, alla fine... Tutto cambia! 
Questo phenomenon di “positiva inversioè l’ essenza dell’ “apocalittica” come genere letterario. Chi non capisce questo punto, semplicemente, si vieta di capire questo genere letterario, che ha le sue regole specifiche. Si devono accumulare guai su guai, però, alla fine, vi sarà l’inversione positiva. Tutto pare perduto, quando...

Detto tutto ciò, questo “disinnescare” l’ Apocalisse di Giovanni non ha impedito che i secoli s’interrogassero sui tanti passi chiaramente oscuri dell’ Apocalisse stessa. Qui si cercherà di porre sotto attenzione un capitolo specifico, il cap. 16, versetto 12, dell’ Apocalisse di Giovanni. 

Questo perché ci consente di “misurare” il “processo” in atto. Infatti, l’ Apocalisse di Giovanni non è un libro di “storia”, ma di meta-storia: in una parola, la sua visione è metaphysica, non storica. Di qui tutti gli errori e gli “accapigliamenti” sulla sua interpretazione, come si è visto nel corso della storia. 

Ora, però, vi saranno necessariamente dei punti dove historia et metaphysica coincidunt. Questo perché l’ apocalyptica afferma la trasformazione della storia stessa, e cioè postula una non separazione fra storia e metafisica, che, però, rimangono pur sempre differenti. In pratica, vi devono essere dei punti di contatto. 

Se vi son punti di contatto, essi possono essere monitorati. Quelli presentati dall’ Apocalisse di Giovanni non son tanti, per la verità. Fra i pochi effettivamente possibili, dove il simbolismo animale si apre a monitoraggi effettivi, il cap. 16 è uno dei più importanti.

Il cap. XVII dell’ Apocalisse di Giovanni è quello dove si parla della caduta della “Grande Prostituta”, fatto storico-metaphysico, che però viene annunciato nel cap. 16 (anche nei capp. 11 e 13, per la verità, ma meno chiaramente). 

E il sesto angelo riversò la sua coppa
contro il gran fiume, l’Eufrate,
e si prosciugò la sua acqua
affinché fosse aperta la strada
ai re dell’Oriente” (Ap. 16, 12).

Ad esempio, se la situazione in Iraq si complicasse - in un qualsiasi modo (lasciamo al lettore d’immaginarselo nella certezza che le cose andranno come lui non immaginerà) al punto di “aprire la strada ai re dell’Oriente” dal sud Iraq, ciò confermerebbe questo verso.  

Sarebbe la situazione che alcuni vogliono evitare. Ma, ecco il punto, quel che accade immediatamente dopo (vss. 13-14) è che non avviene quel che taluni attualmente temono, ma la potestà dell’azione passa - a sorpresa - nella mani della “Bestia” e dei sui sgherri, vale a dire che quel che si avrà effettivamente sarà un cambiamento qualitativo. Se si ricollega tutto ciò con i link - su questo blog - relativi alle “sette torri del diavolo”, farebbe senso. Ed avrebbe senso.

Chiaramente, al momento in cui qui si scrive, vi sono molti ostacoli politici perché una cosa del genere si realizzi, per cui tutto questo rimane una ipotesi, ma non v’è ragione di non proporla.

 

 
 

2 commenti:



  1. OGGI - “all’ORDINE DEL GIORNO”, come suol dirsi - vi son due cose: 1) il “passaggio dell’Eufrate”, come dicesi qui (da parte Kurda? O altri o *con* altri?) e 2) la “battaglia sul dollaro” di cui la Yellen ha parlato recentemente, anche se non si tratta di una cosa detta in questi - “crudi” - termini, ma è legata al problema dei tassi d’interessi troppo bassi per troppo tempo.


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  2. Condivisibile l’analisi di chi nota che vero vincitore della battaglia di Aleppo non è stato Assad, che sta lì “per altri”, e nemmeno Putin, ma piuttosto l’Iràn, che si protende verso ovest. Così è, infatti, e si protende verso l’ovest l’Iràn più fondamentalista, non quello dell’ “Islamismo radicale (sciita) in una nazione sola”, che può **perfettamente** convivere con il sistema internazionale attuale, in una sorta di “via cinese” all’islamica.

    Su questa via, dunque, giungeremo al momento in cui l’Eufrate sarà attraversato.
    E cosa succederà, dunque, allora ... brrr, paüra eh??

    Per nulla ... Non succederà nulla, “l’Occidente indecente” lascerà correre.
    Ha già perso, in realtà, ha già perso posizioni sostanziali. Sia con la disavventura “babylonese” bushiana, che col disimpegno obamiano, con l’alleanza di Trump con Putin ma non con l’Iràn (come se fosse possibile una cosa del genere, ma la dice lunga che lo credano), con l’indifferenza ed il ripiegamento su di sé dell’Europa dei bottegai, bottegai **mentali** per prima cosa, senza un briciolo, senza un mini minimo di visione.

    Insomma “illo tempore” Hitler vide giusto sulle democrazie, sulle loro fragilità sostanziali, solo lo vide troppo presto. Lui credeva fossero fantocci che non fossero disposti a rischiar nulla ed a tenersi tutto (poi han perso tantissimo lo stesso, ma vallo a far capire a certa gente!). Nell’epoca di Hitler l’Europicina aveva ancora un qualche tipo di classe dirigente, oggi ci son solo classi digerenti, e non si va da nessuna parte con queste. Ma **nemmeno** con gli strilli dei sedicenti “alternativi”, si è che si ha di fronte problemi **sostanziali** e strutturali, che non risolvi con gli slogan.

    Se gli slogan fossero oro, se le chiacchiere fossero diamanti, se gli strilli fossero dollari o euro o qualche altra valuta pregiata, beh in Italia saremmo il paese più straricchissimo del mondo!

    Purtroppo sono - e rimangono - chiacchiere, senza effetti reali o concreti di un genere qualsiasi.




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