martedì 30 giugno 2015

Frase di René Guénon sulla democrazia

Una frase di R. Guénon sulla democrazia: “Il parere della maggioranza non può essere che l’espressione dell’incompetenza, sia che derivi dalla mancanza di intelligenza o dall’ignoranza pura e semplice; e a questo proposito si potrebbero far intervenire certe osservazioni di ‘psicologia collettiva’, ricordando in particolare il fatto assai conosciuto che, in una folla, l’insieme delle reazioni mentali che si producono fra gli individui che la compongono, sfocia nella formazione di una sorta di risultante che non è neanche al livello della media, ma al livello degli elementi più bassi. (da Crisi del mondo moderno)”  - di René Guénon, da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà - Questo per continuare col discorso appena precedente: Che alla base della democrazia vi è una scelta “razionale” è falso.

lunedì 29 giugno 2015

Che alla base della democrazia vi è una scelta “razionale” è falso

L’assunto di base della democrazia di una scelta “razionale” è falso alla radice. Le scelte emotivo/emozionali, invece, ne sono alla base. 

La storia sta qui a dimostrare che, quando la parte “razionale” si scontra con quelle emozionale, quest’utima vince, per lo meno nelle grandi masse. 

Ed anche sui mercati funziona così: “Anche se la parte razionale della sua mente gli dice che non correrà alcun pericolo e che sarà protetto dal regolamento [...], la parte più primitiva della sua psiche non ne è così sicura” (F. J. Lovret, La via della Strategia, Edizioni Mediterranee, Roma 2009, p. 247). 

Nella perenne sottovalutazione di questa parte “più primitiva” della psiche umana vi è l’errore perenne, dove nascono i grandi disastri della storia. Questa parte “più primitiva”, per mezzo dell’ “emozione” provoca la conseguente “mozione”, ovvero il movimento, vale a dire l’azione, ben più della parte cosiddetta “razionale” che, più che altro, “imbelletta” il tutto una volta compiuto, dandone una “giustificazione”, come suol dirsi. E che si usi il termine “giustificazione” la dice lunga. 

“C’è un detto che dice che l’intelligenza di una folla disordinata è uguale a quella del suo membro più stupido divisa per il numero delle persone presenti nel gruppo. Anche se può sembrare una battuta umoristica, è molto vicina alla realtà” (ivi, p. 259).  

“E’ così che gli strateghi più esperti si guadagnano da vivere. Prendono in considerazione l’apparentemente infinito numero di variabili connesse con una battaglia, cercando di modificare ognuna di esse a loro vantaggio. Il vantaggio ottenuto da ognuna delle molte decisioni prese può essere molto piccolo, ma quando le combiniamo tutte assieme, possiamo ottenere un vantaggio devastante” (ivi, p. 264). “... si fonda su questo: utilizzare le reazioni istintive del proprio avversario (ossia quei movimenti su cui ha poco controllo) per aprire ua linea d’attacco. Per riuscirci bisogna saper utilizzare la situazione in cui ci si trova. Studiate il vostro avversario e il terreno. Dopodiché, utilizzate queste informazioni per costringerlo a sconfiggere se stesso” (ivi, p. 265, corsivi miei). 

Cfr. Senza dubbio - - “Demokratie über alles”

Senza dubbio - - “Demokratie über alles”

Senza dubbio, la democrazia è nata in Grecia, ma in Grecia stessa è fallita: ricordiamoci la storia di Alessandro Magno, che conquistava mezzo mondo mentre ad Atene continuavano nelle loro bagattelle... 

E tanti oratori gli parlavano contro... 

Dunque nella Grecia stessa la democrazia antica - diversa da quella moderna in alcuni punti basilari - ha mostrato le sue fallanze sostanziali ed irrecuperabili. Se, infatti, fosse votato che due più due non fa quattro per qualche fatto ed esigenza emozionali qualsiasi, nondimeno due più due continuerebbe a fare quattro. 

Cfr. Grandissima deriva e confusione fra democrazia e pluralismo


sabato 27 giugno 2015

Sguarnire il Mediterraneo

Come oggi molti han capito che cosa vi era “dietro” Adolf Hitler ed il suo cerchio, mentre all’epoca ben pochi se ne avvedevano, pochi san vedere invece oggi, “qui ed ora” (hic et nunc), le forze “dietro” quel franchising del terrore cui si conferiscono vari nomi (forze, poi, non troppo lontane come ispirazione [e che spingono verso le “sept tour du diable” di cui s’è accennato qui varie volte, più volte]).  

In fondo l’idea di fondo e sullo sfondo è che il Mediterraneo debba essere indebolito e sguarnito, in varie maniere, anche per mezzo di governi stolti e di società in gran parte persesi. Le mdoalità variano, le maschere son apaprentemente diverse, cangianti, differenti, ma una unica ispirazione, una consumata strategia vi è dietro. E non si deve badare alle appareze, bensì alle intenzioni soggiacenti. 
Chi indebolisce? 
Chi raffoza? 

Grecia, Cina, Ipee: problemi sistemici non visti esattamente

Ora che lo stallo greco ha prodotto quanto prevedibile - dove e quali siano le colpe è molto interessante, ma, per il momento, soprassediamo sulla questione -, occorre sempre vedere questi phenomena per ciò che sono: inseriti in una dynamica systemica

Ed il problema delle varie “avvisaglie” viste sinora, soprattuto riguardo alla perdurante “correzione” sul mercato cinese, ed ai problemi del petrolio, si può saldare in una fase di “correzione sistemica” di cui alcuni analisti han parlato spesso. Grecia come semplice ed eventuale “innesco” ma, unito al problema cinese (ed al perdurante giapponese) ed alla sovrabbondanza di petrolio, son dei fatti sistemici tali da poter potenzialmente intaccare il debito sovrano Usa e la centralità del dollaro negli scambi. Ricordiamoci sempre che i cosiddetti “prodotti” finanziari - non sono dei prodotti in alcun senso del termine.... - sono molte volte l’ammontare del PIL globale. Quindi è un problema strutturale, non un “epifenomeno”.

A poter rispondere ad una eventualità del genere vi è la direttiva Ipee 1977, prerogativa del presidente Usa, che persino Obama potrebbe usare, se forzato dagli eventi. Si tratta dell’evoluzione della nota direttiva (Act) di Roosevelt sull’oro (1933). Se vi sono condizioni di particolare pericolo sui mercati, il presidente Usa può intervenire bloccando gli scambi e la circolazione dell’oro, il quale verrebbe acquistato a prezzo fisso deciso dalla Fed. Il presidente è tenuto ad informare il Congresso americano, ma, se appunto condizioni di particolare urgenza ci sono, e impongono delle decisioni rapide, di fatto, il presidente informerà la Camera ed il Senato americani a cose fatte: fait accompli. Sulla carta, è un potere davvero grosso, che però scatta solo in casi emergenziali, quelli che si potrebbero verificare se torna il panico finanziario e se, per una volta, gli stoltissimi europei non si tengono in pancia ed in lancia le “tossine” finanziarie, decidendo invece di lanciarle sul e nel mondo. Considerate le due emergenze Cina e petrolio, il risultato di un contagio più vasto potrebbe anche persino esserci. Difficile basarsi sull’““intelligenza”” degli europei, ma comunque, sulla carta, può accadere...

La direttiva Ipee 1977 sarà importante in vista di un possibile crollo del dollaro come base degli scambi internazionali (L. Ciarrocca, I padroni del mondo, Chiarelettere Editore, Milano 2013, pp. 88-89, in part. nel sottocapitolo Ritorna lo standard aureo, ivi, p. 91). Nel sottocapitolo Emergenza reale (ivi, pp. 90-91) delinea uno scenario molto possibile se le turbolenze intaccano il debito sovrano Usa e cioè i T-bond americani, il cui 5% è in possesso cinese (ivi, p. 90). Nons arebbe und efault perché il blocco delle transazioni e dell’oro in possesso della Federal Reserve, e quindi non solo americano - ma pure italiano o tedesco, per esempio -, sarebbe comunque corrisposto interessi compresivi, non più a prezzo di mercato, però, ma ad un prezzo fisso deciso dalla Fed e dal presidente stesso. Inoltre, sarebbero inamovibili. Sarebbe solo una fase per poi tornare allo standard aureo. Quest’ultimo terminò, per decisione (apparente) di R. Nixon, nel 1971, dando così inizio ad una fase gigantesca di espansione finanziaria divenuta nota col termine di “globalizzazione”, con i suoi resistibili fasti ed irresistibili nefasti, fino a temi recenti occultati però. Ciarrocca, che andrebbe aggiornato e che fa delle interessanti osservazioni sulla relazione fra QE (‘Quantitative Easing’ = alleggerimento quantitativo, un eufemismo) e raccolta dell’oro nel 1933 da parte di Roosevelt (in base al prcedente Act, rispeto all’Ipee), ricorda come nel 1971 terminò il Gold Exchange Standard; di lì a poco il petrolio esplodeva nel 1974 e si entrava nella lunga crisi degli Anni Settanta. Stavolta si è nel versante opposto della crisi, e lo shock petrolifero è la caduta dei prezzi (come si diceva tempo fa, unico sistema di modifica sistemica, che però comporta conseguenze a catena, ed alcune imrpevedibili, ed altre ingovernabili). 

Venendo alla parte storica, in relazione allla fine del Gold Exchange Starndard (1971) vi è questo libro semi-sepolto leggere il quale, nel 2015, fa specie non poco: R. Triffin. Il sistema monetario internazionale: ieri, oggi e domani, Einaudi Editore, Torino 1973 (originale Usa: 1968). La cosa interessante è sempre il necessario contestualizzare: in quale fase sistemica si viveva? Di espansione. Quali erano le tendenze dominavano quel momento nella società? Il marxismo allora imperante sottovalutò completamente la questione della Fiannza per concentrarsi sulla cosiddetta “economia reale”, come si dice oggi sulla produzione insomma, ed è stato sconfitto. La Finanza forse non sarà l’aspetto più apperiscente, che sono la produzione di oggetti, ma è l’anima stessa del capitalismo.

Altra lettura storica interessante, a tanti anni di distanza: S. C. Gwayne, Il mondo sull’orlo del fallimento, Edizioni di Comunità, Milano 1987 (originale Usa: 1986), dove si narra della genesi del mostruoso debito dei paesi del cosiddetto Terzo Mondo, nozione in parte persasi oggi, a seguito dello shock petrolifero del 1974, libro che, sebbene del 1986, trovò verifica nell’anno stesso in cui fu pubblicato in Italia, il 1987 e il famoso crollo in Borsa. 

Ora, il punto basilare è questo: le “uscite” da queste precedenti crisi sono state nella direzione dell’accrescimento e del rafforzamento del processo di “finanziariazzazione dell’economia”, ma oggi non può più essere così. 

Ora, poiché la Finanza “è l’anima stessa del capitalismo”, diventa chiaro che ci troviamo di fronte ad uno “snodo” e ad un nodo decisivi per la tenuta sistemica di tutto “l’ambaradàn” al comando ed al potere sulla Terra in questo momento. In una parola: si stagliano dei nodi strutturali fondamentali. 

Tornando alla direttiva Ipee, comunque, se non porta direttamente sic et simplicter ad un ritorno allo “standard aureo”, di certo può aprire quella porta ovvero la costruzione di un “limite” al teoricamente indefinito processo di crediti su crediti su crediti che è il sistema finanziario della coaiddetta globalizzaizone. Come reagirebbe a tale fatto un sistema che deve stare in espansione?? Ecco il punto...


domenica 14 giugno 2015

Scampoli del monto antico, “I cavalieri selvaggi” (“The Horsemen”, “Orgullo de estirpe”)


Pensando a Pasolini ed alla sua ricerca dell‘ “archaicus” (ovvero: quel ch’è più vicino all’ “Archê”, al Principio), lui vedeva una tale “archè” nel mondo contadino, sostanzialmente. Ma vi è pure il mondo nomadico. 
Si tratta di un mondo perduto, ed è difficile dire che cosa davvero era perché l’uomo, nel mondo “arch-aico” nomadico, era rimesso a se stesso, era cioè privo di tutti quei ritrovati della “civilizzazione” cui si è, da troppo tempo, ormai adusi, mondo che si sta lentamente perdendo, dopo aver fatto atrofizzare tante capacità utili... 

Personalmente, non son parte di quel mondo (“I’m a civilized man”), ma rispetto quel mondo. Non ho nostalgia confusa e ridicola, che sa tanto del peggio della “civilizzazione”, ma dobbiamo poter misurare la distanza e quanto abbiam perduto. Soltanto così, con questi mezzi, si può davvero farlo. Soltanto così si può dare il “senso” di quanto perso e, forse, istradare qualcuno alla Cerca, su nuovi cammini, sia ben chiaro: non esiste la mera ripetizione, la qual cosa sarebbe del mero antiquariato spirituale”, che sa tanto di “civilizzazione” allo sbando... 
Ogni civilizzazioneallo sbando si dà all’antiquariato spirituale. Ma non serve, non risolve nulla.

In un tal discorso - di cui vi son dgli altri precedenti post in questo stesso blog -, il film del 1971 “The Horsemen” è interessante. Tradotto in italiano col titolo di “Cavalieri selvaggi” è ambientato in Afghanistàn negli anni Settanta del secolo scorso. Non cento anni fa! Solo qualcosa in più di quarantanni fa: e quanto è cambiato il mondo e l’Afghanistàn stesso! All’epoca quel paese era la Mecca degli hippy ed era un paese ancor arch-aico, come in parte lo è rimasto il Nepàl, finché anch’esso doveva capitolare, per unimmagine di ricchezza rivelatasi un miraggio. Il Nepàl doveva piacere a Pasolini, forse anche l’Afghanistàn; di certo, invece, gli piaceva - in questa sua ricerca dell’ “arcaico” - lo Yemèn: si veda in che stato sta oggi...

Ma vi è qualcosa di più: la traduzione del titolo in spagnolo la dice lunga, è “Orgullo de estirpe”, Orgoglio di stirpe. I moderni non sanno, nella maniera più assoluta, non sanno che cosa sia. Non sono nostalgico, ripeto, né ha senso voler “tornare indietro”, ma è il senso dei valori, senza dubbio duri e crudeli - non discuto (I’m a civilized man) -, di quell’epoca che però noi si è perduto, senza che altri valori ne prendessero il posto Ed è questo la cosa molto ma molto grave. 
Solo individualismo becero ed ottuso si vede. Ma l’individualismo becero non serve, non salva

***

Una serie di link di immagini del film.  

**
*

Questa è bellissima, l’espressione di Omar Sharif, da “Cavalieri selvaggi”, 1971.
La locandina in spagnolo, “Orgullo de estirpe”.
Un fotogramma dal film.  
La locandina, nel corso dell’afghanistanì buzkasshì
Altro fotogramma dal film.




martedì 9 giugno 2015

“E Venne ‘Il’ Giorno...”

 

“E Venne ‘Il’ Giorno...”

 

Una notte profonda, l’uomo guardò in alto verso il cielo stellato, e disse “Io”; nacque ciò che ci differenzia irreversibilmente dagli animali, da ogni animale, anche se “umanizzato” - e, dunque, quelli che trattano il loro cane “come se” fosse un umano sono individui dalla consapevolezza scarsa, ché, per prima cosa, nulla hanno inteso della propria umanità, perché l’essere umano è l’essere consapevole di se stesso.

Sono state le stelle, dunque, a rendere l’uomo un “Io”.

La meraviglia della volta stellata fu, secondo Aristotele, la “molla” che spinse l’uomo a guardarsi dentro, ed a filosofare, cioè ad interrogarsi ed interrogare, in cerca della ragione delle cose. Ma, in quell’epoca - lontana e precedente ancora l’uso della parola scritta -, il “non-Io” non era ancora tale.

Era un “Tu”!

Nello stesso Kosmos l’uomo vedeva il “Tu” divino, ed a tale “Tu” egli attribuiva il suo esser “Io”, e cioè effettivamente diverso dagli animali, nei quali pure vedeva il Divino stesso, ché n’erano gli emissari, e tuttavia non erano, direttamente, quello stesso “Tu” divino.

In una lunga fase intermedia, le religioni “rivelate” fornirono un terzo “medio” della (e nella) relazione: Dio, che sussisteva in un Cosmo ormai solo semi-divino.

In una terza fase, l’Io, da tempo nato, e dopo che l’IO si era tante volte interrogato - senza però giungere ad un punto fermo che fosse comune -, iniziò a interrogarsi meno e, poi, cominciò a moltiplicarsi.

Infine, ogni individuo umano rivendicò il suo “Io-ino”, il suo “micro-io”, spesse volte incapace di quella stessa interrogazione sostanziale, centrale che, unica, potette, in un tempo ormai lontano, dare a tale Io l’Origine: l’Io e l’Origine andavano su due binari separati, ormai! Ed incapaci di congiungersi...

E l’Io si fece sempre più ristretto e restrittivo, e l’Io si ruppe in frammenti sempre più piccoli.

Cominciò sempre più a produrre oggetti, finché il sistema degli oggetti, vivificato dalle energie elettro-magnetiche, ormai funzionava per suo conto, fino a, di fatto, dominare l’uomo.

L’Io era divenuto schiavo del non-Io, del sistema semovente ed automatico degli oggetti elettronici ed elettrificati.

L’uomo si sente ormai alla mercè di tale sistema oggettivato ed oggettivante lui stesso.

In un tale momento della storia del mondo, l’uomo ritorna a vedere il cielo.

Ma non c’è più alcun “Tu” in esso, e tuttavia vi cerca di nuovo “un ‘che’ di divino”, preso com’è da una nostalgia tanto nascosta quanto insondabile, come il suono che, forse, Ulisse dovette ascoltare, il suono delle sirene.

Ed allora, le potenze demoniache, che lo attendevano al varco, al termine della lunga avventura-disavventura chiamata da noi uomini “storia”, le potenze demoniache ritornano sulla scena visibile di quella stessa “storia”, per proiettarsi nella realtà umana, di nuovo, ancora una volta, perché i fantasmi prendan vita e gli incubi si corporeizzino... 

 

 

Era un giorno qualunque, e Carlo si alzò stanco, per un motivo non apparente. Pensò che forse aveva dormito dal lato sbagliato, o che forse aveva mangiato troppo la sera precedente, ma, se vi faceva mente locale, aveva mangiato solo un po’ di verdura e del pesce lesso.

In una parola: non sapeva perché diavolo si era svegliato così devitalizzato quel giorno. Si rifiutò di accendere la Tv, non voleva rimbambirsi col cumulo di notizie presentate in modo filtrato per condizionare l’opinione pubblica, né voleva connettersi per parlocchiare su qualche “a-social network”, ancora imperante, sfogo di un mondo in piena crisi, non più solo economica ormai.

Fece la sua classica colazione: caffellatte – molto caffè poco latte! -, poi müsli alla frutta secca, energizzante, messo in dell’altro latte. Nel latte, del miele come dolcificante. Infine, fette biscottate con burro e marmellata.

Si rifocillò, ne aveva ben donde dopo una nottata passata male per chissà quale motivo, né benché minimamente prevedeva, quel calmo mattino, che la sua solita colazione sarebbe avvenuta in un giorno particolare...

Ah, non era sposato, viveva da solo, in un appartamentino in periferia, quarto piano, niente di che, molto piccolo, ma passabile.

Non si poteva certo definirlo ricco, riusciva comunque ad arrivare a fine mese, con il fiato grosso certo, ma ce la faceva ancora.

Ascoltava la trasmissione della radio, un po’ di notizie: il mondo andava a rotoli. Cambiò perché non voleva sentire dei disastri, dell’impotenza, né voleva sentire qualche dannatissimo programma di cosiddetto “intrattenimento”, non aveva nulla di e con cui intrattenersi.

Decise allora per un programma di musica, blues e jazz, ma con incursioni nella classica e nella commistione dei generi, che ora era piuttosto diffusa, più di una volta.

Terminata la colazione, si era recato a lavarsi.

Dopo lo attendeva il suo dannato lavoro, noiosissimo ma, di ‘sti tempi, non c’era una grande scelta... E, in ogni caso, arrivava a fine mese.

Fece, come ogni mattino, buon viso a cattivo gioco, come suol dirsi. Venuto fuori dal bagno, continuava comunque ad ascoltare i diversi brani che si succedevano, molto brevemente presentati, quando la radio prese a fare cose strane!

Dei suoni strani si sovrapponevano alla musica, distorcendola. Per quanto dovesse uscire per andare al lavoro, gli dava fastidio che la sua nuova radio già facesse delle bizze: quindi cominciò ad armeggiare cercando di risintonizzarla: usando la sintonizzazione elettronica, accese e spense, ma le cose non andarono meglio, finché tutto fu una sorta di ffffffffff... 

 

ffffffffff... 

 

qqqqqqqqqquuuuu.... 

 

fffffff.... 

 

ffffffffff... 

 

sssssshhhhhhh..., ffffffffff... 

 

shhhhffffqqqqquuufffffsssshhhhh... 

 

Stizzito spense tutto! “Dannazione!”, disse ad alta voce.

Avendo spento finalmente la radio per la prima volta, come un velo che cada dagli occhi, si accorse che intorno a sé non vi erano i soliti rumori, un po’ ovattati, provenienti della strada.

Un silenzio tombale.

Un silenzio totale.

Un silenzio così assordante.

Non l’aveva.

Mai.

Ascoltato...

Pensò che, se anche i ragnetti facessero le fusa come gatti, pur nella loro inaudibile voce, ora stavano zitti!

Tutto!

Zitto!!

Incuriosito si precipitò alla finestra del suo quarto piano. Sotto le macchine stavano ferme!

La gente aveva tutta il naso in aria...

Che diavolo...!”, esclamò ad alta voce.

Prese di corsa la giacca e si recò sul tetto dello stabile condominiale, qualche piano più su di lui, usando l’ascensore.

Uscì.

Guardò.

In alto, su di sé.

E vide!

Vide una moltitudine di strane sfere, che parevano metalliche, ma non lo erano, che parevano luminose, ma non lo erano.

Stavano coprendo tutto l’orizzonte.

Si dirigevano chissà dove.

“Diavoli!”, disse.

Si guardò attorno a sé: non c’era nessuno.

A nessuno era venuto in mente di salir su a vedere!

“La dannata piattezza mentale umana! Il loro conformismo innato” pensò, senza dirlo, sarebbe stato come confessare i mali costitutivi della specie umana.

Ed una sola cosa era certa: quella roba lì non era umana...

Nello scender giù, stava per prendere l’ascensore, ma qualcosa lo riscosse, come un dubbio.

A volte l’istinto salva.

Non vi entrò.

Immediatamente l’ascensore fu chiamato da giù.

Scese a piedi.

Stava per rientrare in casa, quando sentì battere con forza sulle pareti metalliche delle porte dell’ascensore.

Controllò: l’elettricità non c’era più.

Prese le chiavi, andò su a piedi ad aprire la cabina dell’ascensore, manualmente portò l’ascensore al piano più vicino, dove scese, forzò la porta e n’estrasse la persona intrappolatavi. “Per fortuna siamo al mattino, e la gente non è al lavoro, sennò qui...”, pensò.

Trafelata e spaventata, ne venne fuori la signora Giovanna, pensionata di due piani sotto di lui. L’accompagnò in casa, e le disse: “Per fortuna ho tardato ad andare al lavoro signora Giovanna! Non si preoccupi, vedrà, tutto si aggiusterà, sarà solo un calo della potenza elettrica, cosa non inusuale di questi tempi, con tutti i problemi di bilancio che ci sono. Non si preoccupi e si chiuda bene dentro, eh!”, le disse.

Ma in testa sua pensava: “All’occorrenza so mentir bene, eh!”. Questo suo retro-pensiero, sebbene la signora si sprecasse in ringraziamenti, la influenzò in qualche modo, per cui chiuse la porta e si chiuse a chiave, però aveva il viso poco convinto...

Tornato in casa, chiamò all’ufficio col cellulare, che aveva ancora la carica, lo usava poco e dunque era ben in carica.

Gli dissero che poteva anche non venire, era tutto fermo!

Dappertutto, dovunque, in tutto il mondo.

“Ma che succede, Jim?”, chiese.

Gli fu risposto: “Nessuno sa nulla. Nessuno, e dico nessuno, sa un cavolo di nulla!”.

“Bah”, pensò.

Guardava la gente da sopra, come impazzita, gioivano di non si capisce cosa.

Saltavano e ridevano, chi portava da bere.

Difatti le sfere metallico-luminose non avevano nessuna cattiva intenzione verso nessuno e, dopo, si sarebbe saputo che stavano sopra le principali città di tutta la Terra, senza distinzioni.

Non volevano nulla, non chiedevano nulla, non reclamavano nulla, nessuna rivendicazione, non siamo nei film, con il solito “cattivo” che vuole ricattare le nazioni esibendo il suo potere.

N-u-l-la.

Nulla di nulla.

Ah, solo una cosa.

Con la loro sola presenza… la storia esplose, finì, terminò, un cammino di secoli non aveva più alcun senso...

In un momento terminò, né grandi stragi o lotte, né sangue, né discorsi magniloquenti, terminò e basta, come un capitolo secondario, o come un attrezzo troppo usato, che ha stancato.

Guardando la folla festante quel giorno, festante perché aveva capito che le sfere metallico-luminose non ce l’avevano con lei, pensò: “Qualcosa non va”, ma non aveva tempo per pensare troppo a cose troppo più grandi di lui.

Allora si mise a leggere qualcosa, finché decise di mangiare.

Si fece dei toast di formaggio e verdura e dell’insalata con pomodori. “Sto mangiando molto sano di questi tempi e le notti non dormo”, pensò.

“Qualcosa non va” si ridisse...

Intanto, poco prima di pranzo, la corrente elettrica era stata ripristinata.

Dopo pranzo, dunque, accese – si era deciso! – la Tv per vedere un po’ che aria tirava.

Tutti parlavano solo di quell’evento, che aveva sconvolto le genti.

Ogni altro problema precedente – e ce n’erano di problemi!! - era stato, letteralmente, dimenticato, messo da parte, accantonato!

Gli sembrava che la gente fosse presa da una sorta di epidemia psichica.

Ovunque s’invocava la divulgazione delle notizie sugli Ufo, da parte di qualunque governo, e di qualunque tipo esso fosse.

Una sorta di movimento globale per “la verità” era, di fatto, nato...

E nessuno l’aveva fondato, od annunciato! Spuntato come un fungo dopo una pioggia autunnale, di quelle, regolari, che si ricordava c’erano quando era giovane, e che ora erano strane, aleatorie, o secco totale o diluvio!

Quante volte aveva pensato a queste cose, che aveva leggiucchiato qui e lì, quante volte si era chiesto come sarebbe stato se...

Ma mai nulla era successo, il flusso degli eventi si era succeduto, chiuso e regolare, una cosa dopo l’altra, per anni ed anni per danni e danni...

Ed ora...

Era lì!

E lui era in esso.

Ed ora...

Era qui!

Qui ed Ora!

E capitava a lui!

“Dannazione!”, pensò.

Ma fu solo un lampo.

Le difficoltà si affrontano, senza troppo pensarci. Questa era sempre stata la sua filosofia di vita.

Vabbeh”, si disse, “facciamo quel che si può. Stiamo a vedere come le cose evolvono nel tempo”.

Il giorno dopo, nulla era come prima.

Nulla!

In ufficio non si faceva che parlare di questo.

Gli stessi capi confabulavano tra loro, chiusi nelle loro stanze.

Per la verità, questo era il comportamento delle “autorità”, di ogni colore politico, di ogni colore religioso, di ogni colore razziale.

L’umanità, unita per una volta!

Che cosa incredibile, incredibile davvero!

Stentava a crederci, ma era sotto i suoi stessi occhi... Gli venne in mente quel vecchio discorso di R. Reagan all’Onu, ma tanti e tanti anni fa….

Insomma, le cose andavano per la loro strada, strane, come giorni fermi.

Non si parlava che di questo, come se si fosse entrati in un’ansa di un fiume, un’ansa temporale, però, dalla durata indefinita.

E tutto era indefinito.

Gli stessi rapporti umani erano indefinibili.

Pace o guerra? Boh! E chi lo sa...

Si decide “A” o “B”? Mah! Vallo a capire tu...

Si limitava a non lasciare che la mente abbandonasse la quotidianità, e teneva sempre chiusa la Tv.

Sempre.

La radio pure la chiuse.

Dai social network si allontanò, usava solo le e-mail con qualche amico di vecchia data.

Qualche sito starnazzava, e la gente rideva di questi, talvolta davvero imprensentabili, individui.

Poche cose si salvavano e con esse rientrò in contatto.

Tenne duro al lavoro e ritirò pian piano i soldi dal conto corrente, che dopo chiuse, chiuse pure l’assicurazione previdenziale, andò dal dentista per l’ultima volta.

E prese a comprare provviste e cose paramediche.

 

 

Era un giorno qualunque, e Carlo si alzò stanco, per un motivo non apparente. Pensò che forse aveva dormito dal lato sbagliato, o che forse aveva mangiato troppo la sera precedente, ma, se vi faceva mente locale, aveva mangiato solo un po’ di verdura e del pesce lesso.

In una parola: non sapeva perché diavolo si era svegliato così devitalizzato quel giorno.

Si rifiutò di accendere la Tv, non voleva rimbambirsi col cumulo di notizie presentate in modo filtrato e per condizionare l’opinione pubblica, né voleva connettersi per parlocchiare su qualche “a-social network”, ancora imperante, sfogo di un mondo in piena crisi.

Totale!

Lesse solo delle e-mail, mangiando patate lesse con l’olio d’oliva, a crudo, sopra. Le condì anche con delle gocce di tabasco ed accompagnate da molto yogurt.

Frutta.

Latte e miele.

The verde.

Andò ancora in ufficio dove guardava altamente il silenzio.

Si limitava ad esser d’accordo, qualche volta dava delle dimostrazioni “fattive” di condividere il punto di vista generale, perché, come mentitore, non era proprio un granché, ed ovviava a questa sua evidente mancanza con degli atti e delle manifestazioni esterne, convincenti più delle parole: dava sostegno alla causa per la rivelazione di tutta la materia Ufo.

In apparenza, era diventato un “credente”!

Finché...

Finché, un bel dì, andando al lavoro – non poteva saperlo perché non vedeva la Tv e su internet leggeva solo le e-mail ed andava solo su “certi” siti, quanto alla radio l’aveva anch’essa abolita... -, andando al lavoro, si diceva...

Tutti a parlare!

E che fermento!

Non si parlava d’altro se non di una famosa trasmissione televisiva, durante la quale sarebbero avvenute guarigioni!

E tutto ciò in quell’atmosfera già surriscaldata, con i vari fedeli di varie religioni in subbuglio, vuoi per questo, vuoi per quello...

Chi diceva: “E’ tutto vero!”, e chi: “Tutto falso!”, e chi la voleva cotta e chi la voleva cruda.

Futile per lui, giunti a quel punto, discutere: “Che c’è da discutere, ormai?”, pensava, e tal era pure l’idea di quelli con i quali aveva qualche relazione, soprattutto e-mail, ma ormai anche i cellulari...

A quel punto, seppe cosa fare, finalmente!

“Ora, ora so!”, si disse.

Andò a casa, prese le cose che aveva accumulato, qualche libro d’interesse, prese la macchina, e lasciò definitivamente la città ed il lavoro.

Son sicuro che nessuno mi noterà immediatamente”, si disse.

“Sono un pesce ben piccolo”, si disse.

Con qualche amico aveva stabilito una località dove vedersi, per quelli che stavano ragionevolmente vicini.

Per il resto, se anche non si fossero visti, come dice il detto: “Ognun per sé, e Dio per tutti”...

A tanto eravamo giunti, ormai.

Era un mondo in cui ognuno era battitore libero, ma tutti era schiavi, resi totalmente impotenti a decidere alcunché, in qualunque forma. Nessun legame sociale legava gli atomi, in folle moto browniano, tra loro.

 

 

Baita.

Da qualche parte, laggiù, o lassù, o là, o lontano...

Con un amico, uno piuttosto colto, discuteva, al lume di un camino acceso, la notte fonda.

Il rosso nettava piccoli variopinti arabeschi sulle lignee nude pareti.

Un frondoso pino fuori, con un buon melo montano.

Erano in tre, che si erano riusciti a ritrovare.

Con altri erano in contatto via cellulare, l’odiato aggeggio si dimostrava utile. Ed era, in effetti, intendo l’uso dei telefonini, come una sorta di auto-denuncia, ma chi, ormai, aveva l’illusione di essere “alternativo”? Di esser “fuori” del sistema? Se volevano, potevano prenderli senza problemi. No, l’unica vera difesa era solo e soltanto l’esser piccoli, pesci molto piccoli.

C’era sempre il problema di scroccare la presa per la corrente, e di pagare per usare il servizio!

Nessuno navigava nell’oro, in realtà, e chissà per quanto tempo ancora sarebbero potuti andare avanti.

Nessuno lo sapeva, il futuro era quanto mai incerto.

Parlavano, tranquilli conversari serotini in un tempo inquieto, un tempo di fine di cose, di assenza di prospettive, se non fasulle.

Un’inquietudine nuova, mai esperita prima, era nell’aria, e loro non potevano negarlo, potevano solo sottrarvisi.

I religiosi e le persone colte discutevano...

Di aria fritta!

I giochi son fatti, illustri ottusi!

Dov’eravate in tutto questo tempo, eh?!

Ed ora fanno aria fritta!

L’aria!

Sì, anch’essa era invasa da tale atmosfera, un’inquietudine sì, ma dolce, cui era molto facile abbandonarsi e, una volta fatto questo, non la si percepiva più come inquietudine, ma era come carne cruda, come un miasma primordiale.

Però ben profumato!

Bastava concentrarsi sul profumo… O non concentrasi sul profumo...

 

sabato 6 giugno 2015

“San Leucio, un castello di aspettative mai realizzate”

 

“San Leucio, un castello di aspettative mai realizzate”

 

****

***

**

*

 

Diciamo pure che le autorità locali così come i locali stessi sono del tutto inadeguati alla visione necessaria per poter amministrare un bene della portata di San Leucio e del Belvedere. Ci vorrebbe una unione di gestione con la Reggia di Caserta, la quale pure avrebbe bisogno urgentemente di visione. Laddove i locali sono, per i motivi più diversi, del tutto e in modo continuativo incapaci di gestire un bene, per il bene di quel bene, ci deve essere una potestà sostitutiva, una “sussidiarietà” che si sappia sostituire ai locali siano incapaci di gestire un bene di un gran valore. 

 

Ma non facciamoci troppo trascinare dalle vicende locali, si potrebbe dire anzi “localistiche”, nel senso deteriore che ha preso questo termine, e cioè come sinonimo di visione chiusa e ripiegata su di sé. 

 

Facciamo invece l’operazione opposta: allarghiamo lo sguardo. 

 

Oggi viviamo i tempi delle dissoluzione della borghesia, senza, però, che alcunché ne prenda posto, ed è un problema senza dubbio tanto più grave quanto più non visto. 

 

Non che un tale problema “centrale” non lo “si voglia” vedere: ma, invece, non lo “si può” vedere, nella miopia che domina oggi, perché siamo troppo compressi sul momento presente e privi di uno straccio di prospettiva storica che abbia un “mini minimo” di respiro

 

Qui tocchiamo un punto decisivo: oggi è costume credere che si possa agire senza visione generale, senza una teoria. 

Al massimo, così si può essere degli amministratori; e, per quanto sia senza dubbio verissimo che ci son buoni e cattivi amministratori, occorrerebbe sempre chiedersi: la politica si può ridurre all’amministrare? 

Se sì, continuiamo pure così. 

 

Se, però, non vogliamo continuare su di una via così riduttiva, se ne deve dedurre che siamo del tutto e completamente fuori strada con questa “praticoneria” senza visione del mondo, con questa “praticoneria” senza uno straccio di teoria che tenti d’interpretare i fatti e, chiaramente, sia del tutto disponibile al “feedback negativo” e, di conseguenza, sia disposta a rivedere le proprie premesse in caso di fallimento ed errore. Ricordo quella frase di Mao Zedong che sosteneva che non si dovesse aver paura di sbagliare perché il fallimento forniva delle grandi lezioni. Siamo giunti all’ “eclisse della politica” e delle teorizzazioni più generali, anche grazie al fallimento del marxismo: quando ha cominciato ad avere dei “feedback negativi” il marxismo, in luogo di mettersi in questione, si è chiuso a riccio. 

 

Ma questo elimina la necessità di una visione più generale? Il fallimento di una determinata teoria elimina questa necessità di una visione più ampia

 

Sta tutto qui

 

Se pensiamo che tale necessità rimanga, tentiamo un sentiero – o più sentieri - che ci permetta di “andare oltre”. Se, al contrario, pensiamo che tale necessità non esista – o più non sussista -, dobbiamo allora fermarci qui.

 

Noi proseguiremo, tuttavia. E veniamo a San Leucio, chiedendoci se il “caso S. Leucio” non propizi una riflessione più ampia

 

Ma questo, di nuovo, fa sì che delle “levate di scudi”, molto ma molto significative, si piantino davanti come piantoni. 

Infatti, quando si tratta di S. Leucio è molto facile che ci si trovi di fronte ad un muro.  

Il muro si chiama così: è-stato-detto-tutto-su-e-di-San-Leucio”. 

 

Non esiste una sola cosa di cui si possa dire “si è detto tutto”. 

E questo per una ragione molto semplice, che potrà essere intesa pressoché da tutti: un qualsiasi oggetto può esser visto da dei punti di vista diversi, da delle angolazioni in teoria “indefinitamente” differenti, dove qui, per “indefinito”, s’intende l’ infinitum secundum quem degli Scolastici medioevali. 

E cioè: una infinità relativa ad un dato “quid”, non, dunque, una infinità in termini “assoluti” (quest’ultima potendo esser postulata solo per l’Assoluto lui même). 

 

In una parola, semplificando: un qualsiasi oggetto, se lo guardi da un lato, mostrerà certi suoi lati; se lo guardi da un altro lato, ne mostrerà degli altri. Questo significa che non ci può proprio essere una visuale “da un lato solo”.

Ora, perché questo non potrebbe darsi per San Leucio? 

O questo posto gode di una sorta di “extraterritorialità ontologica” e, dunque, può esser visto da un solo ed unico punto di vista?  

 

Tra l’altro, sarebbe l’unico “oggetto storico” a godere di una tale restrittiva particolarità.

Un “oggetto storico” è un “oggetto” solo parzialmente materiale, è anche oggetto “immateriale”, perché è il portato di una storia specifica, che lo fa esser “quell’oggetto lì”, quella storia lì, quel significato specifico lì. 

Ora, poiché la storia cambia, non è affatto impossibile che delle differenti epoche leggano gli stessi eventi da diversi punti di vista, da delle diverse angolazioni. Ma questo è possibile anche per i luoghi e per i loro significati.

Quindi questa pretesa di “non-poter-dire-nulla-di-nuovo” significa solo questo: che si vuol perpetuare un angolo di visione che, probabilmente, non risponde più alle presenti esigenze

 

Tutto qui. Ed è tutto fuorché una novità che i custodi delle interpretazioni vigenti si arrocchino e si chiudano a riccio, solo che stanno facendo esattamente come ha fatto il marxismo. 

Si sa bene come questo chiudersi a riccio abbia segnato il destino del marxismo e, forse non con le stesse spettacolari modalità, ma stanno prendendo questa cattiva strada. 

 

Contrariamente a questi disorientamenti, bisogna ribadire che è un dovere l’esser sempre aperti a vedere le cose da delle angolazioni differenti: nessuna mente umana, infatti, potrà mai esaurire la Possibilità Universale e rinchiuderla nelle sue categorie

 

La storia ci dimostra che gli uomini s’intestardiscono a commettere sempre gli stessi errori, ma in salse sempre diverse. Si guarda alla salsa e non al piatto che la salsa condisce, e ci s’illude che “per noi è diverso”.

La natura umana è “triste”, diceva Machiavelli… 

 

Quel che segue non potrà, dunque, “fornire risposte”, ma non potrà che prendere la forma di domande. Si tratta di cercare, infatti, delle risposte a delle domande diverse, domande che nel recente passato, forse, non potevano che intravedersi. 

 

Infatti, rimane il punto centrale, anche se non visto: che noi si viva nella fase ultima e finale della “vicenda” della modernità.

E questo implica necessariamente, anche se si comprende molto bene come la cosa non piaccia, il ri-considerare tante cose, tante vicende, alla “luce oscura” di tale fatto storico, nel quale viviamo e siamo immersi come pesci nel mare. 

 

Il tema è, dunque: perché, oggi, nel 2015, il “caso” San Leucio ci può ancora interessare? Ha dei contributi da offrire ancora, non certo in maniera di mera ricostruzione storica, che qui non interessa, ma, invece, per focalizzar meglio le esigenze attuali, non del 1815, ma invece del 2015?

Ecco il punto vero [1]. 

 

Qui di seguito, si vuol solo proporre una serie di “nodi” per una eventuale successiva discussione: 

 

a. Un primo problema è quello dell’industrialismo e della sua crisi. 

 

b. Vi fu un “Modello borbonico” o fu solo un evento riconducibile all’ “Arcadia” settecentesca, cui le sanguinose vicende della Rivoluzione francese posero termine? 

 

c. Insomma, il “dispotismo illuminato” aveva della reali chance nella storia? Come si pone il fallimento, parziale, di quel modello?  

 

d. Ha quel modello degli spunti da fornire per i tempi presenti?

 

e. Ancora: Utopia “ed” illuminismo? O invece, al contrario: utopia od illuminismo? 

 

f. Dal Settecento ad oggi possiamo tracciare un iter della modernità come un tutto?

 

Questo punto f va visto alla luce della “crisi della democrazia”, ed è importante osservare tutto ciò nell’ambito di una visione che dia respiro storico alle cose.

Questo tema, quello della crisi delle democrazie, ci porterebbe davvero molto ma molto lontano, e qui si può solo accennarne, ma le radici di quel modello che oggi versa in grave crisi, le radici sono in quell’epoca, il Settecento, della quale San Leucio è un significativo rappresentante.

In effetti, la democrazia è una radicale doxacrazia…. Chi domina la “doxa”, la mutevole opinione, quello ha il comando apparente.

Si porrebbe poi il tema se chi ha il comando apparente abbia poi il comando reale, ma pure questo ci portarebbe molto ma molto lontano e dunque qui ci fermiamo. 

 

Molto divertente, comunque, che coloro i quali tanto si rifanno ai Borbone, non si rendano conto che un governo accentrato ed unitario passerebbe sulle loro teste e non sarebbe per nulla vincolato alle loro più o meno valide opinioni. 

 

 

NOTA

[1]

Questo era il tema di base per una discussione che non si è potuto fare, per vari motivi, assieme ai punti detti “nodi”, espressi qui di seguito con le lettere minuscole. Il tema era quello appena detto, i “nodi” erano pensati per eventuali aprofondimeni successivi e da scegliersi. Essendo venuto a mancare l’incontro, ecco che li si cita tutti di seguito. Non erano tutti da presentarsi al detto incontro, insomma, per la semplice ragione che son molti e decisamente complessi. Tuttavia, in un post in un blog, tale necessità di “scandire” nel tempo le temariche non esiste più, conseguentemente si possono tutti presentare in semplice successione. 

 
Spesse volte, varie cose od iniziative o, in generale, quel che riguarda San Leucio, per i motivi più diversi, fallisce almeno parzialmente; personalmente, chiamo questo fenomeno, in parte scherzosamente, “la maledizione dei Borbone”, che, tra le altre cose, non può affatto essere attribuibile ai Borbone tout court, ma piuttosto a quel Borbone che si spese più per tal monumento e che, probabilmente, non si è sentito soddisfatto dal trattamento postumo ricevuto. 
 

Chiaramente tutte queste cose son “soggettive”, ma, per un determinato soggetto, son anche “oggettive”. Si sa, infatti, di quali grane può piantare chi non si reputi soddisfatto di esser trattato come avrebbe desiderato esserlo, e questo tra i viventi…