domenica 3 aprile 2016

Sui cosiddetti “Panama Papers”




La recente notizia[1] dell’ennesimo “scandalo” (perché chiamarlo così se poi è, de facto, la norma, senza spaghetti) dei cosiddetti “paradisi fiscali” - i “Panama Papers” - deve essere posta a confronto con l’ultimissimo, recentissimo capitolo del perenne romanzo senza fine della vera e propria dittatura fiscale tipica degli stati sull’orlo della dissoluzione. In una parola, se porti fuori milioni di dollari (e/o euro e/o ryal e/o rublo e/o altra valuta pregiata) non v’è alcun problema ma se, al contrario, sfori mille euro di spesa il fisco ha la possibilità metterci becco e di chiederti da dove vengono fuori questi soldi se il tuo conticino bancario o postale è così smunto e smilzo.

Questo ricorda il famoso detto di Jack Sparrow: “Tutto quello che temevamo di subire dal comunismo, che avremmo perso la nostra casa, i nostri risparmi, che saremmo stati costretti a lavorare per salari da fame, senza nessuna voce in capitolo all’interno del sistema - è diventato realtà col capitalismo”[2].

E ricorda il detto di Aurobindo, di qualche annetto[3] fa, di prima - credo - della Seconda Guerra Mondiale: “In Europa, la democrazia è il governo del ministro di Stato, del deputato corrotto e del capitalista egoista, mascherato dalla sovranità occasionale di un popolino irresoluto. E’ probabile che il socialismo in Europa sarà [visto il tempo futuro, sembrerebbe una frase di prima del termine della Seconda Guerra Mondiale, nota mia] il governo del funzionario della polizia, mascherato dalla sovranità teorica di uno Stato astratto [e così è stato effettivamente, nota mia]. E’ chimerico chiedere quale dei due sistemi sia il migliore, è difficile stabilire quale sia il peggiore[4].

Ora, però, siamo in grado di dire qual è peggiore, perché, mentre nel capitalismo si può parlare, si può esprimersi, si può protestare, nel comunismo non si poteva! Che grandiosa differenza! Oggi ti spennano, le ingiustizie sono all’ordine del giorno e lavori per salari da fame, mentre i tuoi soldi, salvo tu ne abbia davvero tanti, non sono affatto al sicuro. Ma, ecco la grandiosa differenza: tu puoi protestare! Ooooh! E ti puoi sfogare sui “social network”, e puoi persino pagare col telefonino senza fare le file alla Posta! Oooh! Queste son le cose che davvero ti cambiano la vita.

Però posso avere dei salari migliori o non essere spiato per qualsiasi acquisto faccio?
Ma no!, ma scherzi!

Però posso farla pagare a chi porta i soldi fuori?
Ma no!, ma scherzi!

Posso farla pagare al deputato corrotto, al capitalista egoista?
Ma no!, ma scherzi!

E che posso fare?
Puoi protestare, e, cosa ancor più fondamentale puoi votare!

E queste cose possono cambiare le cose “di cui sopra”?
Ma no!, ma scherzi!

Ah ecco. E a che serve tutto ‘st’ “amabaradàn”, allora?
Ma no!, ma scherzi!

Ma no!, ma scherzi!

Ma no!, ma scherzi!

Ad libitum

Il messaggio è questo, dunque: “tu” (= tutti noi), tu vivi nel migliore dei mondi possibili, possibili praticamente, concretamente, le tue proteste son legittime ma sostanzialmente inutili. Accetta di buon grado la tua sorte di servo.

Ma non era la “modernità” quella che apriva le opportunità a tutti? Non era la “modernità” quella che consentiva di mescolare le classi sociali, uscendo fuori dalle società “tradizionali” dove la tua sorte vi era segnata sin dalla nascita, quello eri e quello saresti stato per tutta la vita?

La “modernità” non è solo finita, è sfinita, e si è sfinita.

Ma c’è mai stata davvero?

O non è stata, invece, un “trucco”, un’illusione che doveva servire a distruggere le società “tradizionali” facendo balenare la balena bianca di possibilità impossibili o difficili, che, anzi, perseguite e ricercate, non potevano che portare all’affondamento come Acab nella sua caccia di Moby Dick?

O dunque, al contrario, il dominio è sempre stato di “minoranze egoiste”, sin dall’inizio e dal principio stesso della vicenda della “modernità”, sin da quando si superò il Non Plus Ultra posto da Ercole sulle famose Colonne d’Ercole comunemente identificate con lo Stretto di Gibilterra dove si trova il moderno monumento alle Colonne d’Ercole[5].

Questa è la teoria di Wallerstein[6]: “Abbiamo già sostenuto che l’immagine secondo cui il capitalismo storico ha avuto origine dal rovesciamento di un’aristocrazia arretrata da parte di una borghesia progressista è sbagliata. Invece, l’immagine di base appropriata è quella secondo cui il capitalismo storico è nato da un’aristocrazia terriera che trasformò se stessa in borghesia, poiché il vecchio sistema si stava disintegrando. Piuttosto che lasciare che la disintegrazione proseguisse verso esiti incerti, essa s’impegnò in una radicale chirurgia strutturale per mantenere e accrescere significativamente la propria capacità di sfruttare i produttori diretti[7]
Forse il dominio vero, sotto tanti travestimenti, non è mai, davvero, passato di mano, tutt’al più ci si è limitati a cooptare delle “aristocrazie del denaro” nei vari paesi emergenti o, se asiatici, semplicemente ri-emersi ad un ruolo importante che sempre avevano avuto (e qui la relazione fra la cadente classe mandarina in Cina, passata sotto le maschere del “comunismo” per poi giungere ad una sorta di “capitalismo di stato”, è particolarmente significativa ed emblematica). 
Tutt’al più ci si è limitati a fare certe “concessioni” quando vi era una forte opposizione al sistema stesso. Passata l’opposizione, finite le concessioni, che non sono mai state davvero “proprie”, che son sempre state “concessioni”, mai un “possesso” definitivo. 
Occorrerebbe ricordarlo a queste stolte fasulle Cenerentole che si svegliano sempre dopo le sbornie, per scoprire che non sono affatto gentili Cenerentole, che sono invece le sorelle cattive: il piedone fa testo, di solito assai puzzolente peraltro …

Penso che una tale immagine sia molto più legata alla realtà che concretamente viviamo e all’effettivo divenire storico, piuttosto che riciclare delle vecchie immagini. E, su questo, anche Marx ha “toppato” alla grande: dal non aver visto questo punto, nasce la sua infatuazione sul proletariato e sulle sue sorti presunte “rivoluzionarie”. 
Dove ha, invece, visto giusto è sulla consustanzialità della crisi al capitalismo e sul suo “imperativo categorico” che lo ha portato ad invadere il “virtuale” per aumentare indefinitamente il suo potenziale di fare “profitto”, tasso di profitto che, inevitabilmente, sarebbe disceso. Ed è la famosa “caduta tendenziale del saggio di profitto”: anche su questo Marx vide giusto, ma per i motivi sbagliati. La sua formulazione è insufficiente, manchevole, tuttavia l’idea di base, al contrario, è giusta.

Se, poi, uno andasse a ricercare le “radici” di tale sorta di noblesse de robe, di tale “aristocrazia del denaro” mescolatasi con la borghesia in ascesa (storicamente parlando) e ne volesse tracciare “certi” legami “occulti”, beh, forse potrebbe trovare tracce interessanti[8] 









[1]  L’altra grossa notizia, che apre degli spiragli che sperasi non si trasformino presto in ragli …, è la “presa di distanza” da parte della comunità ‘Alawita rispetto al regime di Assad figlio, il padre sarebbe stato più attento a non lasciarsi mettere in mezzo. 

[2]  Fonte: http://lefrasichemipiacciono.blogspot.it/2013/04/jeff-sparrow-tutto-quello-che-temevamo.html (aprile 2015 la data del post). 

[3]  Qualcuno in vena di facezie direbbe “nanetto”, qualche nanetto fa …  

[4]  Śri Aurobindo, Il Dio che sorride. Riflessioni e aforismi. Con uno scritto di Rabrindranath Tagore, TEA (Tascabili Editori Associati), Milano 1997, p. 95. 

[5]  Cfr., a tal proposito, l’immagine su Wikimedia Commons del moderno monumento: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/68/ThePillarsOfHerkulesModernWorld.jpg/800px-ThePillarsOfHerkulesModernWorld.jpg. Inoltre, le Colonne d’Ercole si ritrovano proprio all’inizio della vicenda della modernità, sulla copertina dell’ Instauratio Magna di Francesco Bacone (edizione 1620), Wikimedia Commons: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/01/Instauratio_Magna.jpg. 

[6]  Su Wallerstein, in questo blog: La Rovina del “cash”, http://associazione-federicoii.blogspot.it/2015/12/la-rovina-del-cash.html. Ancora su Wallerstein: CE o non C’E’? ? - Non CE -, http://associazione-federicoii.blogspot.it/2016/02/ce-o-non-ce-non-ce.html. 

[7]  I. Wallerstein, Capitalismo storico e Civiltà capitalistica, Asterios Editore, Trieste 2000, p. 84, maiuscoletto mio, corsivo in originale. 

[8]  Cfr., a tal proposito, A. de Dánann, Mémoire du sang, contre-initaion, culte des ancêtres, sang, os, cendres, palingénèsie, Archè, Milano 1990. Non sempre le vedute dell’autore appena citato son condivisibili, ma è validissima la sua ricerca di aspetti “particolari” e di deviazioni poco note. 



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