sabato 28 maggio 2016

Indubbiamente, poi, ....





Indubbiamente, poi, vi è oggi una specie di “superstizione della legalità” che si accompagna alla proliferazione di leggi inutili o, peggio, ingiuste, volte solo ad esercitare la tirannia del democratismo: “Un antico cinese disse di aver udito che quando i regni devono perire hanno molte leggi” (F. Nietzsche, Volontà di Potenza. Frammenti postumi ordinati da Peter Gast ed Elisabeth Förtser-Nietzsche (Nuova edizione italiana a cura di M. Ferraris e P. Kobau), Bompiani Tascabili 1995, p. 404).



a. Se si leggono le “interpretazioni” dei decenni passati, con il 2001 si sarebbe dovuti entrare nella famosa “Nuova Era”, il “Millennio”, che, tra l’altro, fu annunciato dai dirigenti Nazional-socialisti (sappiamo cosa fu in realtà!).
Ora, con il 2001 inizia la fase di “precipitazione” della “Crisi del mondo moderno”, l’esatto contrario della realtà!!!
Vedono le cose “all’inverso”.
Quanto alle radiazioni solari: è possibile senz’altro che intervengano sulla Terra provocandovi conseguenze attualmente non pienamente prevedibili; ricordo che vidi un documentario esattamente del 2001 che ne parlava; segno della cosa era la discesa delle Aurore Boreali a latitudini sempre più basse. Tra l’altro, il passaggio del Sistema Solare, quindi compresavi la Terra, per una Nube Cosmica perturbante, è immaginato dallo stesso Conan Doyle in un vecchio suo scritto della parte iniziale del XX° secolo (se troverò la riporterò, nel macello che c’è stato a casa mia, dovuto a lavori, molte cose o sono disperse o sono in posizioni non proprio agevoli a ritrovarsi).
Ma c’è una cosa che non ha detto il documentario sulle eruzioni magnetiche solari dell’altra sera (scorso lunedì): che il campo Magnetico terrestre s va indebolendo. Dunque non è solo questione di maggior forza delle eruzioni magnetiche solari (vi è un ciclo di 11 anni circa, ed uno più grande di circa 300-600 anni). La questione vera è che la Magnetosfera Terrestre si va indebolendo e, dunque, ci lascia più esposti agli effetti di dette radiazioni, effetti non solo corporei, ma pure psichici, in quelle “epidemie d’impazzimento collettivo” che vediamo sempre più diffuse e che si “scaricano” non appena trovino una scusa qualsiasi oppure un luogo di assembramento di massa.



b. Torniamo alle tematiche “politiche”, dopo un’ apparente digressione. La serie di critiche che Nietzsche faceva a quelli che avrebbe, di seguito, chiamato i “pazzi per lo stato”, si riferivano soprattutto a Hegel. Rispetto alle idee di quest’ultimo sullo stato, “la cifra del pensiero negativo non sta affatto nel semplice (…) rovesciamento dell’affermazione hegeliana: non si dà Libertà nello Stato, lo Stato è meramente (…) negazione della Libertà. Il pensiero negativo è critica dell’idea stessa di libertà” (Massimo Cacciari, Dialettica e critica del Politico. Saggio su Hegel, Feltrinelli 1978, p. 60).
Per Nietzsche le masse portano alla dissoluzione dello stato: “Le masse sono il soggetto della ‘Demokratisierung’ [democratizzazione]. Apparentemente, questo processo afferma che ‘tutto è politica’ (…). Ma in realtà quest’ ‘assolutizzazione’ del Politico avviene a prezzo di una perdita di centralità, di un costante indebolimento del ‘sistema’. La Demokratisierung scardina gli antichi rapporti di subordinazione, vanifica i centri di gravità attorno ai quali ruotavano i rapporti della società civile. La ‘politicizzazione totale’, che la democratizzazione del Politico comporta, (…) scuote dalle fondamenta l’antico ‘rapporto di venerazione e pietà verso lo Stato’ [frase tratta da: Nietzsche, Umano, troppo umano, Milano 1965, pp. 252-253]. La missione dell’idea democratica consiste nel perficere questa decadenza dello Stato, del Politico come totalità, liberando gli ‘arbitrari diritti’ dei diversi soggetti che sembravano comporne armonicamente il sistema. Tutti ‘fanno politica’, proprio in quanto il Politico ha ormai perduto ogni ‘aura’” (ibid., p. 69, corsivi in originale).
In effetti, l’incompiuta ed “in compibile” cosiddetta “Seconda Repubblica” italiana è il compimento della “democratizzazione”, ovvero della dissoluzione dell’idea di stato, che poi è precisamente ciò che voleva il neo-liberismo e che Hegel chiamava “Stato universale”, sebbene di ciò vi sia stato sentore sin da più di vent’anni fa, cfr.: Carlo Formenti, La fine del valore d’uso, Feltrinelli 1980, cap. 6, “Sulle tesi di Baudrillard. Conclusioni”, dove si analizzavano le tesi di Baudrillard che ha particolarmente insistito sulla “sparizione del reale”. Secondo Baudrillard, c’era solo la possibilità di un’implosione violenta o di una lenta e più tranquilla (ibid., p. 68). I fatti, che lo stesso Baudrillard intravide, dimostrano che si sta sempre più andando verso l’implosione violenta. In effetti, questo “Stato universale”, o “New World Order”, ben lungi dall’essere il regno della libertà, è, al contrario, la piena realizzazione della disgiunzione fra stato e libertà.



c. Sulla dialettica hegeliana, usata come strumento per il controllo del sistema, orientato verso il “New World Order”, cfr.: prof. Anthony C. Sutton, Introduzione all’ultima edizione di America’s Secret Establishment. An Introduction to The Order of Skull&Bones, Trine Day Updated Reprint 2002. Si può scaricare su Internet al link: http://sandiego.indymedia.org/media/2006/10/119639.pdf.

Riguardo un altro centro di “convergenza” di tali “forze”, un centro diverso dagli “Skull&Bones” ma che vi collabora in certa misura e, soprattutto, decisamente più spostato verso la politica e l’economia, insomma meno “riservato” degli “Skull&Bones”, c’è questo link interessante: http://sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?file=/c/a/2004/07/18/MNGH57NJL51.DTL.
Si tratta del Bohemian Grove, nella Contea di Sonoma, sopra San Francisco, California e nel quale la prima infiltrazione di successo è stata quella del 2000, da parte di Alex Jones, che ne ha tratto un documentario (“Dark Secrets  Inside the Bohemian Grove”) e che, poi, va a protestare ad Austin, Texas, sotto la residenza dell’allora governatore George W. Bush che aveva partecipato al Campo del Bohemian Grove [1] [2].

Pensando cosa, di lì a poco, sarebbe divenuto Bush II e quel che avrebbe provocato nel mondo, si tratta di fare due più due…! E’ anche interessante “My weird weekend at the Bohemian Grove” (“Il mio strano weekend al Bohemian Grove”) di Jane Stillwater (forse uno pseudonimo visto il significato del cognome: Acque Ferme), apparso su Al Jazeera il 29 giugno del 2004, ora al link: http://jpstillwater.blogspot.it/2005/07/swinging-thru-trees-with-rich-famous.html. Descrive un mondo in cui la ricchezza, quella vera, è al centro dell’attenzione, un ambiente in cui dell’ “altro”, diciamola così, si è potuto “infiltrare” senza nessun problema.



d. Quel che s’inaugurò vent’anni e più fa, si è ormai realizzato. Lo stesso Baudrillard sintetizzò quella mutazione così: “Dalla crescita all’escrescenza”, (in L’Illustrazione italiana, Anno III numero 12, agosto-settembre 1983, pp. 12-17, si ponga mente alla data!). Oggi si va: dall’escrescenza alla decrescita. Nello stesso numero c’era un articolo intitolato: “La Balcanizzazione del Medio-Oriente” (Georges Corm); anche qui, missione compiuta. Nel numero precedente della stessa rivista (il numero 11 di quello stesso anno), tra l’altro, si può segnalare sia “L’interpretazione bellica della storia” di Ortega y Gasset - di cui si riportano dei brani -, sia un libro allora di prossima pubblicazione, da L’Immagine del Tempio (Boringhieri) di Henry Corbin, articolo dalle belle immagini. In un numero ancora precedente, dell’Anno 3, numero 2, dicembre 1981-gennaio 1982, si può segnalare un articolo su Mishima, uno sul giardino Zen di Ryoanjì, Giappone, infine, di Titus Burckhardt “La volontà e il destino nel gioco degli scacchi”.

Per riassumere: un tale movimento storico si può superare solo quando si è compiuto, ed il suo compimento è vicino, è la fine della “Grande Prostituta di Babilonia”, che non sono gli Stati Uniti d’America, come pensano taluni che han preso lo specchietto per le allodole per la cosa stessa, ma che hanno il loro centro lì, tramite anche gruppi come gli “Skull&Bones” ed altri. Tale centro si è lì insediato nel corso del tempo. Si potrebbe descrivere, storicamente, questo processo di “perdita del centro” tradizionale, sostituito da quello della “Grande Prostituta”. Se mai ve ne sarà l’occasione, lo si descriverà, dandone, nella misura del possibile, anche la corrispondenza in termini d’iconografia. E’ chiaro, infatti, che un tale discorso è un discorso sulle e di “civiltà”, storia delle civiltà.
La caduta delle Magna Prostituta Babyloniæ è questo: che detto sistema si è retto per due secoli circa “scaricando” nella e sulla periferia le contraddizioni che si andavano inevitabilmente accumulando nel centro del sistema stesso. Ora, la corrente si sposta verso il centro del sistema. Detto altrimenti: la “pompa” di “scarico contraddizioni” si va fermando e, tempo qualche anno, lo scarico all’esterno, verso la periferia, delle contraddizioni insolubili del sistema-mondo o economia-mondo (secondo la giusta definizione d’Immanuel Wallerstein, cfr.: Enrico Stumpo, “L’Economia Mondo”, Dossier della rivista “Storia”, Giunti 1989, pp. 8-9) non avverrà più, l’ “onda di ritorno” tornando allora al centro del sistema (cfr.: I. Wallerstein, Capitalismo storico e Civiltà capitalistica, Asterios editore, Trieste 2000, pp. 111 e sgg., e, soprattutto, I. Wallerstein - T. K. Hopkins, L’era della transizione. Le traiettorie del sistema-mondo 1945-2025, Asterios editore, Trieste 1997 (originale: 1996), si badi alla data di pubblicazione e a quella di fine dello studio: 2025).

Secondo Immanuel Wallerstein, l’intero sistema-mondo dell’economia-mondo, o “globale” come si dice oggi, è arrivato alla “crisi sistemica” con la fine del XX e l’inizio del XXI secolo. Tale crisi inizia nel 1974 con la prima crisi del petrolio, oggi c’è la seconda ma di qualità diversa. Tale crisi è stata disinnescata rendendo sempre più chiuso l’ambito dei “decisori”, nell’apparenza di una “democratizzazione” che, come vedeva già Nietzsche, non poteva che essere un segno di fine del politico. Wallerstein, da storico, non dà prospettive alla “crisi sistemica” in atto, altri hanno teorizzato che la risposta dei centri decisionali sempre più chiusi è un insieme di strategie volte alla diminuzione della popolazione, cfr.: Il Rapporto Lugano. La salvaguardia del capitalismo nel ventunesimo secolo, Asterios editore, Trieste 2000, con Appendice e Postfazione di Susan George. La “Lettera d’Accompagnamento” è del 1997, il “Rapporto” del 1996-1997: in altre parole: son diec’anni che tali “centri decisionali” sanno della “crisi sistemica” ed hanno elaborato delle “contromosse”: gli altri che han fatto nel frattempo? Ah, protestavano…, ma bravi.
L’inconsapevolezza è somma. Ed è la loro arma più forte, quella che hanno dentro di noi. Ecco qualcosa cui gli “illustri strologatori”, “rivendicatori” e “protestatori” nel vuoto spinto non riescono mai a focalizzare.

Sia ben chiaro: il “superamento” in questione, che Guénon avrebbe chiamato “rettificazione finale”, non sarà mai e poi mai “politico”, ma solo e soltanto meta-politico.

La cosa, comunque, come si è già detto, viene da lontano, è un “Piano” che ha lasciato tracce, in qualche pubblicazione dimenticata, come H. Kahn e Anthony J. Wiener, L’Anno 2000. La scienza di oggi presenta il mondo di domani, Il Saggiatore 1967, ci si segni bene la data. Tra i vari “scenari” che si dipingevano, dopo lunghe pagine dedicate alle proiezioni economiche, vi era quello in cui, dei “due sistemi” allora vigenti, uno fagocitava l’altro e lo vinceva. Era detto più possibile che quello occidentale vincesse il comunista che viceversa, come poi è stato; ma la vittoria di un solo sistema poteva essere la chiave di volta dell’instabilità, come poi è stato.
Vi è un massonismo del tutto deviante, ma anche un anti-massonismo senza dubbio ottuso. Nonostante tutto ciò, spesso, tra queste ultime fonti, si può ritrovare una serie d’informazioni che mancano altrove. La cosa non sorprende, l’unica cosa è che occorre saper isolare l’informazione necessaria e ricollegarla in una visione più vasta, che non può essere mai partigiana (fermo restando la vera e reale deviazione della Massoneria, che è un fatto, ma certe prese di posizioni anti-massoniche sono eccessive nel senso che vedono nella sola Massoneria la causa di tutti i mali, la qual cosa è a dir poco riduttiva: con queste visioni riduttive, siamo ridotti dove siamo! Insomma, è quella visione cattolico-anti-Guénon che è molto fuorviante, nondimeno si può trovare qualche spunto valido, qualche informazione che gli altri non vogliono vedere. Così, in una tale fonte si parla di due lettere, “luna, che Mazzini inviò al Pike [si tratta di Albert Pike (1809-1891)] il 22 gennaio 1870; l’altra, del Pike a Mazzini, datata 15 agosto 1871” (Autori Vari, La Massoneria. I suoi segreti, Editrice Civiltà 1998, p. 108).
Nelle pagine seguenti (pp. 108 e sgg.) si parla del loro contenuto: in esse si prefigurano tre grandi “Guerre Mondiali”, la prima che doveva abbattere gli “Imperi Centrali” e soprattutto la Russia zarista, la seconda che doveva opporre fascisti e sionisti, e tutto ciò si è già realizzato; la terza, infine, doveva esser fomentata “fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico” (ibid., p. 110): Oggi!
Un’ultima osservazione, nel Commento agli Analecta di Confucio, Leys osserva, dopo aver riportato il passo di Nietzsche (La gaia scienza, in Opere Complete di Friedrich Nietzsche, Adelphi 1965, vol. V, tomo II, libro quarto, pp. 221-223): “Senza dubbio, il grande paradosso della nostra epoca è che mentre lo sventurato Lumpenproletariat [alla lettera, “proletariato straccione”, il sottoproletariato; nota mia] è perseguitato dall’ozio forzato su larga scala e dalla disoccupazione permanente, i membri dell’élite colta, le cui ‘professioni liberali’ non son ormai altro che insensate macchine per arricchirsi, si autocondannano alla schiavitù d’infinite ore lavorative, giorno e notte, senza pausa, fino a crollare come bestie da soma sovraccariche” (I Detti di Confucio, a cura di Simon Leys, Adelphi 2006, p. 242).
Notare bene: si tratta dell’esatto contrario - e opposto - delle società effettivamente tradizionali” (e non “tradizionaliste” secondo le ubbie e le incomprensioni dei vari “rivendicazionismi” di turno). Possiamo dunque dedurne che il mondo si è davvero ed effettivamente “rigirato”, sovvertito, nel senso che ciò che sta in alto sta sotto e viceversa.
Sic rebus stantibus, non è affatto lontano il momento in cui si dirà: Sic transit gloria mundi, in un mondo senza gloria.




e. Tornando a “certe” località “nostrane”, il “succo” della questione è che si tratta di un luogo “infero” e “plebeo”, nel senso romano, dove le forze “infere” non sono necessariamente malefiche, ma vanno sempre esorcizzate. Sono delle località “segnate dai Mani”, (Manes). “Caratteristico della religione romana è il culto dei Mani. I Mani sono le anime dei defunti. E l’idea dei Mani fu così congiunta con quella del mondo infero, che la parola per sé sola significò la vita in quel mondo. Noto è il luogo di Vergilio [Virgilio]: Quisque suos patimur Manes [Aeneides, VI, 743]. Del verso furono date interpretazioni varie e molteplici, e non è qui il caso di discuterle (…). Comunque sia, i Mani simboleggiarono i regni sotterranei della morte; e divenne così usuale la significazione di ‘defunti’, che essa continuò anche nel cristianesimo, quando era già tramontata dal pensiero e dalle coscienze ogni culto pagano. Così la formola Dis Manibus o D. M., continuò a leggersi sopra sepolcri cristiani; e i poeti cristiani fecero anche questa concessione all’uso letterario già invalso, adoperando Manes per ‘morti’” (Carlo Pascal, L’Oltretomba dei Pagani, I Dioscuri 1987, p. 101, tra l’altro, si tratta di un libro davvero importante, soprattutto quasi completo, su questo tema). Secondo Pascal, i Mani eran due all’inizio, sorta di geni, uno del male, l’altro del bene, ma poi si confusero con la figura indistinta delle “anime dei defunti” (si tratta d’anime vitali, non di quelle senzienti, com’è dimostrato dal fatto che occorre fare delle offerte in sostanze vitali o purificatorie, come un pugno di sale, e di queste poche, piccole offerte si accontentano i Mani, presenza indistinta ma infera, che occorre “esorcizzare” perché siano positivi, un po’ come le “influenze erranti” di cui parlò Guénon, traendo tale nome dalla tradizione cinese: dove c’è una “Porta degli Inferi”, là è molto più facile aver accesso a tale “influenze erranti”). Ora, nelle Centurie di Nostradamus (VIII, quartina n°66), si parla di una serie d’eventi ricollegati a “Quand l’escriture D. M. trouvée”, “Quando l’iscrizione D. M. sarà trovata”, dove le iniziali “D. M.” significano precisamente: Diis Manibus (Inferis): “e certamente uno la leggerà [l’iscrizione in questione, nota mia] come dice la profezia nella quartina 8.66” (Renucio Boscolo, Centurie e Presagi di Nostradamus, Meb 1972, p. 17). Il solo Boscolo sembra aver trovato il giusto riferimento, sebbene le sue stesse interpretazioni possano non esser convincenti: si tratterebbe di un luogo di “passaggio” (p. 18), dove lo stesso Nostradamus sarebbe passato, lasciando l’iscrizione. Tale luogo si doveva trovare a Torino, dove il veggente provenzale, d’origine giudaica, era di certo passato. Boscolo identifica il posto con la Domus Morozzo, le “D. M.” delle iniziali, che significano sì Dis Manibus, ma pure le iniziali di un luogo: ecco la “chiave” ritrovata da Boscolo. Purtroppo, in luogo della vecchia villa, “ora [sin dagli anni Settanta del secolo scorso, nota mia] esistevano villette e palazzi. Quale fine avesse fatto la Lapide nessuno lo sapeva. (…) Nella Biblioteca Civica di Torino, distrutta in parte da un incendio nell’ultimo conflitto, alcuni studiosi, contagiati dalle mie ricerche della Lapide, scoprirono in un vecchio giornale dell’Ottocento, ‘Courrier du Turin’, la riproduzione dell’antica Lapide. Era l’ottobre del 1969, il testo enigmatico usciva dall’oscurità e dalla polvere dei secoli per la Luce del giorno (…). Le parole che il vecchio dagherrotipo ci rivelava spazzavano via ogni dubbio:
I S S 6
NOTRE DAMUS A LOGE ICI
ON IL IIA LE PARADIS LENFER
LE PVRGATOIRE IE MA PELLE
LA VICTOIRE QUI MHONORE
AVRALA GLOIRE QUI ME
MEPRISE AVRA LA
RVINE HNTIERE
Il linguaggio e la forma dell’iscrizione aderiva perfettamente all’indicazione del Libro d’Horapollo, vi appare sia il nome del profeta come l’indicazione sibillina ermetica ‘vi è l’Inferno’ attinente agli ‘Dei Infernali’ o dei Mani, poiché è nominata la Dea infernale Nike ‘Io mi chiamo (m’appello) la Vittoria’ (in greco Nike)” (ibid., p. 19). La traduzione: “Nostradamus alloggia qui/ Vi è il Paradiso l’Inferno/ Il Purgatorio mi chiamo/ La Vittoria chi m’onora/ Avrà la Gloria chi mi/ Disprezza (“méprise”) avrà la/ Rovina intera”.

Boscolo interpreta: “Chi (qui) m’onora”, dove “qui” sarebbe Torino, che è molto riduttivo: si deve intendere Italia. Chi “m’onora” in Italia, avrà la Vittoria: questo il senso, che rimane enigmatico. Evidentemente, si deve onorare lo scritto del veggente provenzale d’origini ebraiche. In altre parole: in esso (lo scritto) vi sarebbe la chiave del passaggio della prova imposta dagli Dèi inferi all’intero mondo, prova che vediamo sotto i nostri occhi, e che in Italia senz’alcun dubbio ha raggiunto un’ “infernalità”, una degenerescenza, difficile ad esprimersi.
E nelle zonacce “nostrane” peggio ancora, ciò essendo dovuto alla vicinanza della “Porta degli Inferi”, senza contare che dovunque vi siano dei vulcani – attivi (precisazione importante) – vi sono “forze demoniache” sopite, pronte a risvegliarsi.

[@i 2007, revisione maggio 2016]





NOTA AGGIUNTA


[1] Un più recente link interessante, su Vanity Fair (dell’aprile 2009), è: http://www.vanityfair.com/culture/2009/05/bohemian-grove200905.


[2] Su Wikipedia in italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Bohemian_Grove, ed in inglese: https://en.wikipedia.org/wiki/Bohemian_Grove. 





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