venerdì 27 maggio 2016

Link di un’intervista a Giorgio Colli


9 commenti:

  1. Molto interessante, mi è giunto da poco G. COLLI, “Apollineo e dionisiaco”, Adelphi editore, Milano 2010, il libro che raccoglie gli scritti di Colli degli Anni ’40 del secolo scorso (e le preparazioni della fine degli Anni ’30) in cui lui pone le basi della revisione di queste due fondamentali categoria nietzscheane e che, riviste, sarebbero poi divenute dei capitoli in “Dopo Nietzsche”.
    Vi sarebbero molte considerazioni da fare mancanza di tempo impedisce, ma va sottolineato come Colli qui applichi tali categoria anche a noti musicisti, romantici, e a noti pittori, rinascimentali. Considerazioni davvero molto interessanti. Qualche giorno fa, su “Rai Storia” la sera, vi era Cardini che parlava in una trasmissione dedicata a Michelangelo “segreto”, quello legato a Vittoria Colonna e al cardinal Reginald Pole, e al significato nascosto nella tomba a Giulio II e nel “Mosè” di Michelangelo stesso, nella chiesa romana di S. Pietro in Vincoli. E Cardini ha recitato - come suol dirsi, “da par suo” - a memoria una breve “Rima” di Michelangelo stesso, relativa al tema, senza quelle pose “fatte” che usano tanti attori nel recitare poesie, senza aggiunte inutili, col giusto accento toscano, in modo semplice, ma che rende benissimo l’idea. Beh, che dire? Commovente? Commovente. Quindi vi era dell’ “altro” anche in quell’epoca, e parmi Colli lo percepisca ben chiaro.
    Ben netto.
    Ma non disperdiamoci in considerazioni “altre”, veniamo al punto. Ecco un passo interessante: “Scultura dionisiaca dell’ultimo Michelangelo. Limitazioni di Michelangelo. Pittura tedesca: ingenuità religiosa di Cranach. Innocenza presocratica. Suoi nudi e ‘schistoùs leimônas’ [corsivo in originale]. Maturità di ‘Dürer’ [corsivo in originale]. Autoritratto, uomo = dio = natura [mal inteso “ermetizzante” de “La Grande Triade” su cui Guénon scrisse??, vi sarebbe molto da dire, ma si confronti con quei commenti sulle piante allucinogeni in occidente …; nota mia]. ‘Purusha’ [corsivo in originale]. **Tutto d’oro l’uomo che sta nell’occhio** [interessantissima osservazione]. **Superiore al Cristo di Leonardo**, più filosofico” (G. COLLI, “Apollineo e dionisiaco”, Adelphi editore, Milano 2010, p. 203). Si riferisce al Cristo di Leonardo nell’ “Ultima Cena” a Milano, come si evince da altri passi. Questo è, in parte vero, ma, in realtà, Dürer media il tema pittorico di cui sta trattando Colli (il “Salvàtor Mundi”) precisamente da Leonardo, cosa che, però, Colli **non poteva** sapere all’epoca in cui scrisse. Infatti, il “Salvàtor Mundi” è stato riconosciuto di recente come dipinto di Leonardo, nel 2011 per l’esattezza; a tal proposito, cfr. http://associazione-federicoii.blogspot.it/2014/02/il-salvator-mundi-un-probabile-dipinto.html.
    Attenzione, la palla non ha la Croce su … “Il mondo è la palla, splendida davvero, la palla di vetro: quello è il mondo, e Cristo lo ha in mano secondo una figurazione simbolica che vedeva la Croce sul globo. Il mondo è una palla di vetro, sembra forte ma è fragile, la Bellezza è la luce che attraversa la palla di vetro, ma **il mondo non sa salvare se stesso**: la salvezza viene da **una sola** cosa, dal fatto che il mondo-palla di vetro si trova nelle mani di Cristo. Ed è **questo** che salva il mondo”.

    RispondiElimina

  2. Cfr.
    http://associazione-federicoii.blogspot.it/2014/10/non-il-sonno-della-ragione.html.

    RispondiElimina
  3. https://www.youtube.com/watch?v=KkkzTNFA4EY
    https://www.youtube.com/watch?v=xkmXAh1dp-A
    https://www.youtube.com/watch?v=L9h2o-rc4m4



    RispondiElimina
  4. Tra due mondi ....

    https://www.youtube.com/watch?v=iAP9xttJq7g



    RispondiElimina

  5. Sempre nel succitato “Apollineo e dionisiaco” di Colli, quest’ultimo parla pure della scienza rinascimentale: quest’interessante libretto si pone, infatti, all’inizio anche di un altro tema sviluppato, poi, nel seguente “Dopo Nietzsche” e cioè la critica della scienza moderna come costruzione astratta ed emulsione di astrazioni coprenti la Natura, rispetto alla scienza rinascimentale, colma d’una relazione **intuitiva** con la Natura e di una percezione **diretta e contemplativa** di quest’ultima, donde il procedere “pesante” (come diceva lui, Colli, intendo) della scienza e della tecnica moderne rispetto al procedere intuitivo e “vivo” della scienza rinascimentale.
    Questo sempre nell’ottica posta in luce da BAUDRILLARD in “Lo scambio simbolico”, laddove parla dell’ “ordine dei simulacri”, ponendo in relazione il primo dei simulacri, quello rinascimentale e della prima parte dei “tempi moderni”, con il terzo, quello del codice, nato negli anni Settanta, rispetto al secondo simulacro, quello dell’epoca moderna vera e propria, dal XVIII a circa gli anni Sessanta del secolo scorso.
    Baudrillard sosteneva che il primo ed il terzo erano ben più **radicali** del secondo, che è quello classico della sinistra “storica”, di Marx, la coscienza infelice, il XIX secolo insomma, Marx più Freud più Nietzsche, quest’ultimo il **meno** toccato, pur tuttavia - e lo stesso Colli lo ammetteva - toccato dal “secondo ordine dei simulacri”. Il totale fallimento della sinistra “storica” sta - esattamente - nell’essere rimasta legata al secondo ordine e quindi all’industrialismo, l’alienazione, ecc. ecc., ovvero il Marx perdente (vi era dell’altro in Marx, la critica della merce come feticcio, ma lui stesso non se ne avvide: non poteva). Insomma, l’Europa. Infatti - come lo stesso Baudrillard osservò (cfr. J. BAUDRILLARD, “L’America”, Feltrinelli, Milano 1987, p. 74) -, l’America passa dal XVIII (o anche XVII) sec. al XX **senza passare per il XIX**, che resta europeo: in tal senso, il 1989 è stato un tremendo e terrificante arrocco, alla radice di **tutti** i problemi seguenti, dove la “fine del comunismo” doveva dar luogo ad un *altro* modello, non la mera applicazione dell’ ’89 (1789) e poi il tentativo di estendere il 1789 al mondo intero è stato una catastrofe, che sta generando le violenze più immonde e stolte. Ma il punto è che piccola Europa non sa uscire dall’ ’89 …


    RispondiElimina
  6. In Asia, poi, a parte la Cina - ma solo in parte -, l’epoca moderna “piena” (= il XIX sec. e successive “dépendances”) viene attuata parzialmente, a malapena e sotto mentite spoglie si tratta spesso del modello precednete “verniciato” di modernità (il caso Cina “docet”). In una parola, in Asia si tende a passare dal premoderno al postmoderno, senza passare per il moderno o con un breve passaggio per il moderno pieno.
    Quanto all’Africa, il XIX l’ha vissuto solo come colonia. In una parola: il XIX è avvenuto solo in Europa, che avvenga nel mondo nel XXI sec., è pura chimera. Dal non aver capito questo semplice - ma radicale - unto si ha la radice di tutti i guai politici, europei in particolare, del momento attuale.

    RispondiElimina

  7. Ora - tornando sempre al COLLI, “Apollineo e dionisiaco”, cit. qua sopra -, a p. 42, in nota, trattando del procedere intuitivo della scienza rinascimentale che sfocia tuttavia nella “matematizzazione”, Colli cita l’ediz. degli anni Settanta della “Storia della filosofia moderna” di Cassirer, che esamina la filosofia moderna dal punto di vista della **teoria della conoscenza** [*], e sostiene che anche Keplero, che è alla radice di tale “matematizzazione” in senso **già** moderno (si vedano le critiche di R. Fludd, il rosacrociano, a Kepler), mantiene il concetto di “armonia” in senso **pitagorico**. Questo è molto importante. (NB Poco prima - nel cap. precedente - Cassirer aveva trattato della “filosofia della natura” e dunque della “magia” come **”magia naturalis”** e **non** come “negromantia”, quindi della matematica come sistema di riferimento simbolico e non costruzione che si “applica” alla Natura)

    Questo significa che la matematica **non è** il linguaggio della Natura ma una strutturazione che separa la parte manipolabile, ovvero corporea, da quella “sottile” in àmbito “naturale”, con *******************tutte******************* le conseguenze del caso …

    Ora veniamo alle conseguenze di tutto ciò sull’idea dell’applicazione di un elemento “strano” ed “estraneo” all’Occidente in quella sua “fase di (acuto) passaggio” culturale che è quella - interessantissima, e che mi ha interessato sempre di più dei “pieni” tempi moderni, assai noiosi - che va dalla seconda metà del XIV alla prima metà del XVII secc., forse la fase più viva e “vivida” della modernità stessa.
    In primo luogo, occorre dire che l’ “infusione” avvenne solo nelle parti **più inferiori** del “magismo” (“scienza tradizionale” secondo Guénon, pericolosa ed abusabile, ma “tradizionale”); e, in secondo luogo, tale “infusione”, dopo essere avvenuta, “precipita” (“magistico sensu”) nell’àmbito sociale, vale a dire **occulta** la sua origine, per mezzo della matematica intesa non più “magisticer”.
    Il che spiegherebbe benissimo com’è che la modernità sia del tutto inconsapevole delle sue origini “ergo” completamente incapace di modificarsi. Persino di riformarsi.

    RispondiElimina

  8. A questo punto, occorre ricollegare il “ceto sociale” di supporto a tale “infusione”: una **parte** del ceto aristocratico, ed una parte del ceto borghese. A questo punto giunti, se uno ricollega questa provenienza sociale con quanto detto da Wallerstein sull’origine del capitalismo **storico** - non quello “teorico” dei suoi “cantori” ottocenteschi, che han costruito modelli basati sullo stadio di quell’epoca ma per nulla consapevoli delle origini di quella cosa stessa -, fa “bingo”.



    RispondiElimina

  9. [*] Con il gravissimo errore di considerare - ma **questo** è modernità - la scienza moderna come il “fine” (il “tèlos”) dello sviluppo storico. Possiamo solo sorridere, però ironicamente ed amaramente al tempo stesso (ironicamente, cosicché ridiamo alla stoltezza illuministica la sua facile, ridicola ironia superficiale, ed amaramente, perché sappiamo dove tutto ciò avrebbe portato, cosa che, all’epoca, non si poteva sapere, il che, in parte, giustifica qualcuno ma non assolve altri) di quest’illusione che sostiene che lo sviluppo scientifico avrebbe unito, mentre noi sappiamo che il suo esito finale - altro che unità!! - non è altro se non la “frammentazione globale” che oggi vediamo emersa pienamente (anch’essa frammentazione, però, insufficiente, secondo Guénon, per una piena e reale “dissolutio”, si ricordi).



    RispondiElimina