sabato 21 maggio 2016

“Shi”, il “potere/circostanze”, dall’Intro di Duyvendak a “Il libro del Signore di Shang”





Vi è “un’altra notevole parola, difficilissima da rendere in modo adeguato in qualsiasi traduzione, ossia shih [traslitterazione Wade-Giles, oggi traslitterato in “pinyin” shi, nota mia], ‘condizioni, circostanze, influenza, potere’. Dice il Kuan-tzu: ‘Ciò per cui un sovrano è [corsivo in originale] sovrano è il potere (shih)’. Nello Han Fei-tzu troviamo riportata una frase interessante di Shen Tao [cfr. https://en.wikipedia.org/wiki/Shen_Dao, studioso che si pone come “trait d’unionfra “taoisti” e “legisti” cinesi; nota mia] sulla necessità di shih, che ne spiega il significato come segue: 
‘Shen-tzu disse: “Un drago volante cavalca le nubi e un serpente fluttuante viaggia sulla nebbia; ma quando le nubi si disperdono e la nebbia si alza, drago e serpente [animali “mitici” e “simbolici”] non son diversi da un grillo o da una formica, hanno cioè perso l’ elemento su cui viaggiavano. Se uomini di talento sono assoggettati a uomini che non valgono nulla [Oggi!!], è perché la loro autorità è debole e la loro posizione bassa, mentre se quelli che non valgono nulla possono essere assoggettati da uomini di talento, è perché l’autorità di questi ultimi è forte e la loro posizione onorata. Come cittadino comune, Yao (*) non era in grado di governare tre persone, mentre Chieh, come Figlio del Cielo [= Imperator], riuscì a portare tutto l’impero al disordine. Da questo so che occorre fare affidamento sulle circostanze (shih) e sulla posizione e che non si debbono rispettare il talento e la saggezza [come invece suggeriva Confucio, nota mia]. Se, essendo l’arco debole, la freccia viene comunque trasportata in alto, è perché viene accelerata dal vento; se, essendo una persona di nessun valore, i suoi ordini son osservati, è perché sono assistiti dalle moltitudini. Quando Yao insegnava ai suoi dipendenti, il popolo non prestava ascolto; ma quando sedeva con il volto verso sud [= essere imperatori, che sedevano a nord della Sala di udienze e, dunque, guardavano verso sud, il che ha delle valenze simboliche molto esplicite; nota mia] ed era sovrano dell’impero, i suoi ordini avevano valore e i suoi divieti forza. Da ciò vedo che talento e saggezza non bastano a domare le moltitudini, e che circostanze e posizione possono assoggettare anche gli uomini di talento”.
Nella traduzione ho usato ‘circostanze’, ma è chiaro che il senso sarebbe meglio espresso da ‘potere’, ossia un potere che si basa sulla condizione generale e sulla tendenza delle cose, come idea astratta, ben distinto dalla forza bruta. Nel discutere queste idee di Shen Tao, Han Fei-tzu ci mette in guardia: non è affatto certo che solo uomini [di talento] come Yao o Shun (**) ottengano questo potere; nelle mani d’individui malvagi, servirà solo ad aumentare il disordine, e dal momento che vi sono più malvagi che buoni, è probabile che nel mondo il disordine sia spesso maggiore dell’ordine. Secondo Han Fei-tzu, in questo potere, in queste circostanze o in questa tendenza, c’è un che di spontaneo, qualcosa che gli uomini non hanno il potere di stabilire e che consente a individui mediocri di governare bene” (***).  
Oppure ad individui malvagi di disastrare il mondo, come vediamo nei “nostri” tempi.


Ma l’osservazione decisiva è che c’è un “verso” elle cose, una direzione, che “possiede” - “di per se stessa” - “un” suo “potere”, che, in sostanza, è il potere. 
La “Powerhouse” è ricollegabile a tutto questo …
                                                           




NOTE

(*) Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Yao_%28imperatore%29. 

(**) Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Imperatore_Shun.

(***)Introduzione di J. J. L. Duyvendak a Il libro del Signore di Shang, Adelphi Edizioni, Milano 1989 [anno fatidico], pp. 110-111, corsivi miei. 
In E. Zolla, Aure. I luoghi e i riti, Marsilio Edizioni, Venezia 1985 (edizione originale, ristampa del 2003), vi è un passo, quando lui va in Israele ad incontrare un veggente locale, e questi gli dice che il 1989 avrebbe iniziato un tempo nefasto per l’intera umanità ...  Il 9 novembre di quell’anno, data di certo casuale ma in ricordo del famoso cosiddetto “Putsch della birreria”, tutti sanno che cosa ha dato inizio alla non mai ancor terminata “quarantena” espiatoria dell’umanità intera ... 



 Han Feizi, a cura di G. Kado, Einaudi editore, Torino 2016, Copertina (prima traduzione in italiano, anche se di soli capp. 29 su 55)

















9 commenti:

  1. Il passo originario si trova in “Han Feizi” [Han fei-tzu], Einaudi editore, 2016, libro che contiene 29 dei 55 capp. dell’opera ed è la prima traduzione italiana, alle pp. 141-143 (cap. “SUCCESSO E FAMA”).

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  2. “Lo ‘Han Feizi’ è una forma di utopia, che ha avuto il suo primo tentativo di realizzazione nell’impero di Qin [221-205 a.C.]. Ma il modo di operare impulsivo e violento di Qin Shihuangdi [260-10 settembre 210 a.C.] **non si addiceva** alla freddezza e al calcolato distacco preconizzato dal sovrano ideale di Han Fei [in tal senso, Mao Zedong sì che ha potuto echeggiare molti aspetti del “despota cinese” classico, **cioè Qin Shihuangdi** nella tradizione storica cinese, del quale, all’epoca della Rivoluzione culturale (1966-1976) si diceva essere l’epigono - anche se si tratta dell’ultimo Mao e non di quello ancora “ragionevole” di prima del 1949 - ma di certo Mao non fu seguce del sovrano ideale di Han Fei]. Il primo imperatore fu una sorta di capro espiatorio che dette una forma al nome ‘legista’, **in realtà nient’altro che un tiranno** simile a quello descritto da Montesquieu. Il sovrano di Han Fei, invece, **è lontano mille miglia** da Urbek e Rica, **declassa il tiranno di Montesquieu da dominatore a manipolato**. L’assolutismo di Han Fei è un po’ come **il despotismo democratico intuito da Toqueville**, nel quale l’uomo viene degradato **senza però che sia intaccata la sua persona**: ‘il despotismo moderno degrada l’uomo senza torturalrlo’**” (dalla POSTFAZIONE (della curatrice Giulia KADO) allo “Han Feizi”, Einaudi editore, 2016p. 318).





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  3. Ecco il punto che i nostri contemporanei semplicemente **non percepiscono**, come il “punto cieco” nell’occhio: che “**il despotismo moderno degrada l’uomo senza torturarlo**” e tuttavia sia **pienamente** tale, cioè **despotismo**.

    La dittatura della maggioranza nel sistema del despotismo democratico è la **cifra caratteristica e fondante** il clima culturale dei “nostri” tempi e l’effetto del potenziale dissolutorio della democratizzazione, qualora compiuta senza i necessari correttivi.

    Considerazioni molto ma molto “calzanti” (calzanti cioè Babbucce Turkish styled: https://it.wikipedia.org/wiki/Babbuccia) in relazione con i recenti eventi in Turchia.

    Se un colpo di stato è **comunque** arrischiato in una democrazia parlamentare, dove però ha molte più probabilità di successo, è ancor più rischioso e dubbio quanto a risultati qualora si attacchi una democrazia plebiscitaria come quella della Turchia di oggi.

    Ricordiamoci che la democrazia plebiscitaria fu fondata da Napoleone III, che governava a suon di plebisciti, e che un patriota **davvero** liberale, Maurice Joly, scrisse contro di lui il libello “Dialogue entre Machiavelli e Montesquieu” (cfr. http://robscholtemuseum.nl/wp-content/uploads/2016/02/Dialogue-in-Hell-between-Machiavelli-and-Montesquieu.pdf).

    Ah piccolo particolare: il “Dialogue entre Machiavelli e Montesquieu” è stato il modello di un libro poi divenuto molto ma molto “tristemente famoso”, i “Protocolli dei Savi di Sion” ....

    Giusto per ...






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  4. Tutto questo lo si può capire soltanto in tal modo: che certe “forze”, fermate nella/dalla/con la Prima e Seconda Guerre Mondiali, stavolta non **possono** essere fermate ...
    ...

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  5. Ed è, sotto i nostri occhi (i “Türkiye facti”), caduto un ultimo “ostacolo”, e gli “arrocchi” populisti son rpecisamente cadere in bocca alla foza - proveniente dalle “7 torri” - sta sempre più esondando dalla “linea di faglia”, ormai saltata.

    Giorni fa, mi chiedevo se vi fossero delle mosse a breve: vi sono state, vi sono state ...

    A questo punto, l’unica questione che rimane è: in quante mosse il matto ? ...?

    Essendo che l’Ho “Ch’i” Dente è, ormai da tempo, dominato da classi **digerenti** composte da matti, da gente che non ha il benché minimo sentore della realtà delle cose, non solo, ma vive in una “bolla mentale” di narcisistico rispecchiamento inutile ....

    Dare il matto ai matti, ai grossi matti (i mattoni, anche con la esse ...) non è certo cosa da matti o cosa matta essa stessa, anche se di color matto, molto matto, mattone in somma e differenza.


    P.S. Ora i giudci italiani parlano a favore dei giudici epurati in Turchia, but it’s democracy baby!
    Ricorda la vetusta canzone: “It’s too late baby, it’s too late”!







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  6. Cfr.
    http://www.lulu.com/shop/andrea-a-ianniello/la-prima-guerra-mondiale-e-la-falsa-iside-con-unappendice-sul-petrolio/paperback/product-22510181.html.

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  7. Quel che manca oggi, **concretamente**, è qualche personalità come Sri Aurobindo, o Mère dopo di lui, capace d’**intervenire** per rimettere - **seppur solo **temporaneamente**, sia detto chiaramente!!** - la “Bilancia” del mondo in **relativa**, come si è detto e si ribadisce, stabilità.

    In ambito “tradizionale”, **nessuno** ha potere, nessuno per davvero: si fanno solo parole (“parole, parole, parole”), e l’oceano delle parole è un tmpestoso, procelloso vasto nulla nel qual facil è l’affondare o l’affogare o il naufragare ...

    Quando c’erano, non si notava.

    Non ci son personalità così, e **si nota** ...


    Della serie: si nota l’**assenza**, **non** la presenza.





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  8. Per esempio, Guénon aveva un ruolo molto più “indiretto”, non s’immischiava direttamente agli eventi, anche se ha comunque avuto un ruolo, nella lotta - **segreta** però - contro la “contro-iniziazione” e le varie “influenze” (come diceva lui) negative che impestano il mondo presente.

    Senza togliere ed eliminare la possibilità che, ancor oggi, vi sia **comunque** quest’azione **indiretta**, quella “diretta” è oggi **assolutamente inesistente** ormai.
    Lo dimostrano gli eventi: da venti-rent’anni ormai la discesa è **a picco**, e **nulla** han potuto quel che rimane delle religioni, che hanno avuto, ed ancor hanno, solo due alternative: 1) seguire comunque la via discendente; 2) usare le parole.
    Et Verba Non Sufficiunt ...

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  9. Ah non si scherzava, in un altro commento, nel dir che ivi quivi si discute del “matto” in “tot” mosse ...

    Ovviamente il numero di mosse per giunger allo “Scachmatt” (lo “Shah è morto”, vuol dire) è disputabile: non fissiamoci sui dettagli, please ...

    Quel che conta è che si discute ormai di quetso, non più del solo Scacco al Re ...

    Che vi è **già** stato ...





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