sabato 25 giugno 2016

“Francia e Germania” (Da G. Colli “Dopo Nietzsche”, e non “sol”)





“Se gli entusiasmi di Nietzsche per tutto ciò che è francese, in letteratura, spesso ci fanno sorridere, poiché, oltre a testimoniare divinazioni sorprendenti, come nel caso di Stendhal, tradiscono semplicemente un partito preso e si rivolgono non di rado a vere e proprie mediocrità, per contro i suoi attacchi a ‘ciò che è tedesco’, talora pronunziati con il tono d’invettive, quasi fanno rabbrividire. Lui non è soltanto il moralista o l’esteta che cerca di mettere a nudo i difetti del carattere o del gusto. Si scopre in Nietzsche una vera furia annientatrice, diretta a colpire ciecamente, a demolire, a fare del male. Egli vuole abbattere il mito dei Tedeschi nella cultura, distruggere un pregiudizio. E ci è riuscito. Dopo di lui, in quel campo, tutto ciò che è tedesco è divenuto sospetto, per chi ha buon naso. Ma dopo tutto, che cosa importa ormai la Francia o la Germania? Per una volta, l’occhio del presente coincide con quello metafisico” [1].


“Grande prestazione storica di Nietzsche: ha distrutto la Germania come mito culturale. La Germania non si è più ripresa dopo il suo attacco” [2].


“Nietzsche si augurava tate guerre, perché dal molto male risorgesse la grande cultura. Ma è andata peggio di quanto poteva augurarsi e immaginarsi. Il nichilismo ha assorbito tutto, anche il concetto di valore e di cultura. Bisogna essere cauti nel distruggere” [3].


“I giudizi da formulare su Nietzsche devono esser dati dal punto di vista di una più alta severità, quella che egli stesso ci indica nei suoi giudizi sulla storia - quindi nella direzione opposta a quella seguita dai suoi interpreti […]. Bisogna esser severi verso di lui perché è troppo moderno, non perché è inadeguato al moderno” [4].


“Tiro dell’arco giapponese. Respirazione. Distacco dalla persona. Relazione tra arco, arciere, bersaglio. […] Non si deve mirare al bersaglio. ‘Es’ schiebt [“Si” tira]. Rilassamento muscolare” [5].





NOTE

[1] G. Colli, Dopo Nietzsche, Adelphi Edizioni, Milano 1974, p. 71.

[2] G. Colli, La ragione errabonda. Quaderni postumi, Adelphi Edizioni, Milano 1982, p. 498.

[3] Ibidem.

[4] Ivi, p. 496, corsivi in originale.

[5] Ivi, p. 495, corsivi in originale. 






Nessun commento:

Posta un commento