sabato 10 settembre 2016

Su di un vecchio opuscolo di G. Ventura, a Sud …





Gastone Ventura non è “acqua pura”, e tuttavia, delle vecchie sue considerazioni (del 1972!!) son parse a chi scrive ben attualissime, degne, dunque, d’essere ricordate, nonostante il passar del tempo, che però, ahinoi, certi fenomeni “di base” non ha per niente alterato.
“Diceva […] Arturo Reghini: ‘Chi pretende una conoscenza iniziatica adattata ai suoi gusti, alle sue credenze, agli umori suoi, od è in buona fede ed è un illuso, od è in mala fede. Comunque, non è né può essere un iniziato’. La perentorietà – e veridicità – di quest’affermazione deriva dal fatto che, come dice Geber[1] nella sua ‘Summa’, ‘lo spirito è pieno di fantasia, e passa facilmente da un’opinione a un’altra affatto contraria, ovvero perché non sa precisamente che cosa vuole né a che deve determinarsi’. Queste incertezze e queste ‘fantasie’ derivano in gran parte dalle fantasiose e spesso false dottrine di cui abbiamo innumerevoli esempi nella letteratura cosiddetta esoterica, metafisica, misterica, dottrine che, a dir il vero, di esoterico o metafisico hanno gli argomenti, ma che tradizionalmente sono mere invenzioni o soggettivi sviluppi di teorie di cui non si è compreso l’autentico significato. In proposito è opportuno sottolineare un altro punto fondamentale. Mi avvalgo delle parole di Agrippa, prendendole da uno dei suoi testi ermetici: ‘La chiave non si trasmette con gli scritto ma “sed spirìtui per spìritum infùnditur” ossia “s’infonde nello spirito per mezzo dello spirito”’. Va anche detto che in materia d’iniziazioni si tratta di piccoli e grandi misteri. Ora, si vorrebbe, da parte di molti, che dissertano in materia, che i piccoli misteri rappresentano – come afferma, non si può ormai sapere se per ignoranza o mala fede, anche il Ragon, noto come l’autore ‘sacro’ della Massoneria – un’iniziazione che trarrebbe l’uomo dallo stato di barbarie per incivilirlo, e porterebbe l’uomo civilizzato a perfezionarsi. Ciò – secondo questi tali – sarebbe praticato e ottenuto dalla massoneria. I grandi misteri, poi, intesi come ‘arte sacerdotale degli antichi egizi’ si realizzerebbero attraverso le iniziazioni superiori di carattere ermetico praticate in massoneria ‘in una serie di alti gradi’. Sicché, secondo queste ‘bocche della verità’, in massoneria si realizzerebbe tutto e un vero massone sarebbe oltre che un Uomo primordiale, anche l’Uomo universale. Non è i caso di combattere simili affermazioni: la degenerescenza della massoneria (che pur conserva ancora i poteri di trasmissione) sta a dimostrare come queste affermazioni, e altre consimili o peggiori, derivino proprio e soltanto dall’incapacità di sentire, capire e interpretare in senso tradizionale. In tempi come i nostri, in cui, concretamente, si chiamano tradizionali usi, costumi e argomenti della generazione precedente, non si può pretendere che uomini adusi  a una cultura asservita a mode, interessi commerciali e industriali, questioni politiche e pretese sociali, possano distinguere fra tradizione reale e quello che usualmente s’indica con tale parola. La nostra educazione umanistica, poi, tendente a considerare tutto ciò che il classicismo ci ha conservato come un coacervo di miti e leggende da interpretarsi in senso ‘naturistico’ e, quindi, umano, ha creato in noi un substrato di nozioni dal quale difficilmente possiamo separaci. Siamo quindi portati a considerare la tradizione classica (che è già una tradizione alterata) nel suo significato letterale, tanto più alterato dalle imperfette traduzioni, dalle interpretazioni soggettive, quando non da quelle palesemente determinate da interessi cosiddetti filosofici o religiosi o d’altro genere. Abbiamo, in altre parole, perso il senso del simbolo che ha rappresentato nell’antichità l’unico mezzo di trasmissione dei fatti salienti della civiltà, e che racchiude in sé significati metafisici che riescono sempre più difficili da penetrare alla mentalità moderna, condizionata dalle scoperte scientifiche, dai bisogni voluttuari della civiltà dei consumi [oggi al termine, ma, nel momento in cui ventura scriveva, in fase di altra precedente crisi, ma in vista di un raggiustamento e d’una espansione; nota mia], dalla propaganda politica [e questa, al contrario, è continuata imperterrita, anzi peggio, sempre peggio man mano che “il politico” perdeva di aderenza sulla concreta situazione: nota mia], dalle mille e mille suggestive ma bugiarde teorie che riducono l’esoterismo (come lo s’intende oggi) a scuola occultistica [e qui la cosa è divenuta un fiume in piena, cosicché oggi la confusione regna praticamente sovrana ed occultismo ed “esoterismo” son praticamente sinonimi; anche per questo, ho scelto di citare Ventura; nota mia], così come han ridotto la Kabbalah all’interpretazione dei sogni in funzione del gioco del lotto. […] Come si può affermare di ‘sapere’ se non si riesce a separare il denso dal sottile, le visioni materiali e cioè quelle del visibile da quelle dell’invisibile […]? Come si può continuare a credere di percorrere una delle due vie della realizzazione se si ritiene la via umida come una via mistica, e quella secca come una via luciferina, magia o teurgica, giungendo persino a considerare la prima come magia bianca e la seconda come magia nera? Oppure distinguendo, con argomenti moderni, che la via teurgica non è magica e che quella detta magica è satanica? Senz’accorgersi che non esiste una magia bianca come non esiste una magia nera se non nelle due accezioni d’iniziazione e di contro-iniziazione, ossia di moto verso l’alto e moto verso il basso partendo dallo stato in cui ci si ritrova? Muovendosi, cioè, nella prima verso operazioni che portano a spiritualizzare e reintegrare, e, nella seconda, a sempre più immergersi nello stato plumbeo, oscuro, nero, senza più speranza di risalire. E si crede che la preghiera e lo scongiuro siano i mezzi per avanzare sulla via mentre si tratta soltanto di metodi indiretti per sollecitare la coscienza chiusa ad aprirsi: cioè, la prima è soltanto un atto mentale inteso, quando il momento può esser giusto, a dirigere, e il secondo un altro atto teso a superare gli ostacoli creati in noi da millenni di paura, di superstizioni, di ‘oscurità’ e di tabù. Si potrebbe continuare a lungo ad esaminare gli errori nei quali s’incorre – quando non vi è mala fede [nel qual caso, non vi è proprio discorso: questa possibilità va esclusa a priori, si possono considerare solo e soltanto gli errori in buona fede, peraltro diffusissimi; nota mia] – per l’abitudine o la smania di ricorrere a interpretazioni moderne e anti-tradizionali, religiose, scientifiche, umanistiche o ‘culturali’ confondendo irrimediabilmente gli elementi che le compongono, creando così un polpettone che può esser tutto quello ce si vuole fuorché qualcosa di tradizionale e, tanto meno, di esoterico tradizionale. Tutto questo porta a una sola e unica conclusione: per ragionare tradizionalmente, per capire cos’è tradizionale e cosa non lo è, per essere in grado di distinguere il ero dal falso in senso esoterico, per entrare giustamente nel significato dei simboli è necessario farsi una mentalità tradizionale. Senza di essa è non possibile intraprendere la via iniziatica né, tanto meno, pretendere d’insegnare altrui. Naturalmente, quando si parla di via iniziatica s’intende qualche cosa di superiore e non certo una trasmissione. Si deve ciò sottolineare perché oggi si crede, con la degenerescenza democratica ed egualitaria, che basti una cerimonia con tate parole, qualche lume, un paio di fumigazioni e u certo senso di mistero per diventare iniziati. E poi – siccome l’iniziazione si fa generalmente per gradi – si ritiene che son una nuova cerimonia, passando da un grado a un altro superiore (per via di votazioni, di raccomandazioni, di denaro e altro) si acquisti maggior sapere e anche la capacità d’insegnare agli altri. A coloro i quali credono che questa sia l’iniziazione, ritengo opportuno dire, con le parole che ho usato in altra occasione, che l’acquisizione di un grado d’iniziazione non può esser concessa da nessuno, ma si conquista da sé stessi: consegue a ciò che i gradi concessi a chi s’illude o pretende di aver il potere di farlo, non rappresentano in nessun modo l’acquisizione di una maggior conoscenza in campo iniziatico o tradizionale e, quel che più conta, d’avvicinamento alla realizzazione, ma sono – nella migliore delle ipotesi – soltanto un incarico, quando non un’espressione d’ottusa condiscenda e di sciocca vanità da parte di chi il grado concede”[2].
Si giunge, dunque alla domanda decisiva: “Come farsi, dunque, una mentalità tradizionale?”[3]. La domanda delle domande, insomma e differenza …

In primis, Ventura risponde, occorre “studiare[4]. Ed aggiunge, in secundis: “Ma tale risposta, ovvia e immediata per ogni uomo del nostro tempo, non è che una soluzione del tutto insufficiente, e, per di più, pericolosa, perché può portare, con estrema facilità, alla contro-iniziazione. E’ facile spiegarlo: L’enorme quantità di materiale di cui oggi si dispone, frutto il più delle volte del pensiero moderno applicato all’esoterismo [ovvero usare dei criteri del tutto estranei al “campo” che si studia, nota mia], può indurre in inganno. Come discerne,e infatti, fra tate teorie dalle quali discendono dottrine elaborate da cosiddetti iniziati per loro uso e consumo – sia pure in buona fede [come detto, la mala fede non è proprio presa in esame: non potrebbe; nota mia] – e pertanto soggettive? Ecco porsi il problema della indicazione. L’indicazione non può essere particolare ed è quindi sempre la stessa, per tutti”[5].
Indubbiamente non si dovrebbero sminuire le indicazioni che si possono ricevere, anzi, spesso son l’unica Bussola.
Ma sufficit, potrebbe chiedersi … Non sufficit
Ventura consiglia un vecchio “strumento del mestiere” dell’ analogia. Continua Ventura: “E’ pacifico che non si può esser enciclopedici. E’ però mio avviso, per esperienza fatta, per trasmissione ricevuta e per convinzione maturata attraverso risultati ottenuti da altri, che chi vuol farsi una mentalità tradizionale affrontando lo studio dei testi e delle dottrine deve esser aperto a tutte le arti con particolar riguardo alla musica e alle poesie mai dimenticando che l’architettura e la scultura, figlia sua prediletta, sono il fondamento della realtà tradizionale nel settore della storia dei popoli”[6]. Non solo: “Deve inoltre applicarsi nella scienza tradizionale della filologia e, se può e riesce, a capire il significato reale delle parole, ricordando sempre che ogni parola sorse, nel nascere e nell’espandersi dei suoni, come un comando, perché l’ immedesimazione di un oggetto, di un essere vivente o di un’idea con la parola, è tradizionalmente una presa di possesso di ciò che con quel suono si è immedesimato. E’poi utilissimo conoscere o, almeno, esser in grado di distinguere i ventidue segni  ella scrittura ebraica, avere qualche cognizione di latino e di greco”[7].

Ammettiamo tutto ciò sa stato fatto, non è certo finita.
“Qui si è giunti al punto cruciale dal quale dipartirsi per la realizzazione della mentalità tradizionale fluttuante, cioè puramente e assolutamente tradizionale, ma non ancora fissata. E’ mia opinione, confortata purtroppo da tanti, troppi casi di contro-iniziazione, che gran parte di coloro ai cui testi e alle cui dottrine si rivolge l’attenzione per incamminarsi verso la reintegrazione dello stato primordiale, giunti a questo punto cruciale siano stati travolti da qualche teoria che non seppero eliminare e siano precipitati senza aver più la forza di ricominciare il difficile cammino. Trascinando con loro tutti quelli che le loro dottrine hanno seguito. Ed è facile seguirle specie per gli ignari perché esse si presentano suggestive, fanno intravvedere un certo numero di possibilità magiche, sono sufficientemente occultistiche (hanno cioè quell’alone di mistero che attira sempre chi non ha preparazione in materia); ma tanto più suggestive appaiono – pur richiamandosi a fonti tradizionali [autentiche] – tanto più sono frutto di fantasiose invenzioni e d’interpretazioni che uniscono insieme esoterismi diversi non sempre in buona fede. Sono dottrine che si presentano con basi esoteriche ineccepibili ma sono completamente false e, quando non sono pericolose, sono del tutto inutili”[8]. Che una tale falsa “aura” di mistero sia una trappola costante, è ancor più vero che nell’epoca in cui scriveva Ventura.
Aggiungeva poi, ancora: “In sostanza, per ottenere quella mentalità che permette di ragionare tradizionalmente, bisogna adottare i metodi della realizzazione ermetica: la prima, dal punto di vista delle possibilità realizzative dei piccoli misteri che gli uomini del nostro tempo e del nostro mondo devono affrontare per potersi dire iniziandi, e non iniziati come orgogliosamente e vanamente molti di noi vorrebbero essere. Quando l’uomo moderno sarà riuscito a far quanto si è insieme osservato, allora potrà accingersi ai primi passi per la realizzazione dello stato primordiale. Si troverà sempre su di un sentiero tortuoso e pericoloso ma sarà in possesso di quelle nozioni indispensabili per orientarsi e per separare [in originale: “superare”] il denso dal sottile. Che di operazione alchemica, seppure incompleta, si tratti, è fuor di dubbio. Proviamo a riepilogare, per convincercene, quanto abbiamo detto, e vedremo che abbiamo applicato al nostro modo di pensare le operazioni dell’Ars regia[9].

Andrea A. Ianniello




[1]  Ovvero Jâbir ben Hayyân, per una breve informazione di base, cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Jabir_ibn_Hayyan; una sua immagine su WikiCommons: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/04/Jabir_ibn_Hayyan.jpg.  
[2]  G. Ventura, Mentalità tradizionale e tradizione ermetica, Edizioni di “Vie della Tradizione”, Palermo 19 dicembre 1972, pp. 3-7, corsivi in originale.
[3]  Ivi, p. 7, corsivi miei.
[4]  Ibidem.
[5]  Ibidem, corsivo in originale.
[6]  Ivi, p. 8.
[7]  Ivi, p. 9, corsivi in originale.
[8]  Ivi, pp. 9-10, corsivi in originale.
[9]  Ivi, p. 11, corsivi miei. Di seguito, Ventura dà un’applicazione pratica del metodo ermetico a questo problema, affermando, poi, di seguito, che l’ha percorsa questa strada, ma non del tutto: “Mi pare d sentir qualcuno, e forse molti, accusarmi di voler insegnare agli altri quello che non sono in grado di fare io. Non starò ad affermare di aver raggiunto la mentalità tradizionale fluttuante [corsivo in originale] seguendo il metodo esposto […]. Ma ho conosciuto chi tale posizione aveva raggiunto e di questo son certo e me ne posso far garante. […] Egli m’insegnò il sistema perché, diceva, la chiave di ogni mistero, la possibilità di acquistare sapere e potenza (ma non nel senso che generalmente si dà a tali termini) sta nell’applicazione della scienza ermetica. Ed io ho provato e riprovato: non ci sono riuscito. Però qualcosa ho appreso” (ivi, p. 14, corsivi miei). 








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